Bancarotta fraudolenta del Calcio Venezia Ennesimo rinvio, l’udienza slitta al 9 luglio

Bancarotta fraudolenta del Calcio Venezia Ennesimo rinvio, l’udienza slitta al 9 luglio

VENEZIA.

Ennesima udienza per la bancarotta fraudolenta del Calcio Venezia e colpo di scena davanti al giudice veneziano Maria Rosaria Minutolo.

Il difensore dell’ex presidente Luigi Gallo, infatti, ha chiesto la nullità degli interrogatori di due coimputati, che accusano il suo cliente, perchè si tratta di atti che il loro difensore, l’avvocato di Ascoli Piceno Massimo Luzi, ha compiuto in un momento in cui il legale era stato sospeso dal Consiglio dell’ordine del capoluogo marchigiano.

Per il pm Emma Rizzato e per gli altri avvocati, invece, non si tratta di atti nulli, pur rilevando la gravità del comportamento di Luzi. Il giudice Minutolo ha rinviato l’udienza al 9 luglio, giorno in cui farà conoscere la sua decisione.
Devono rispondere di bancarotta fraudolenta gli ex presidenti della squadra lagunare Franco Dal Cin e il suo succesore Luigi Gallo. Entrambi sono anche accusati di falso in scrittura privata in concorso con Michele Dal Cin, figlio di Franco, Gianni Tortorella, Franco Di Flavio e Alberto Balestruzzi.

Il fallimento, di cui è curatore il commercialista veneziano Nerio De Bortoli, risale al 23 giugno 2005. Pochi giorni prima, proprio per evitare la messa in liquidazione della società, il presidente Gallo si era presentata in cancelleria del Tribunale con una fidejussione che arrivava a coprire fino a un massimo di 30 milioni di euro in favore dell’Ufficio delle Entrate di Venezia, a garanzia del debito di 16 milioni di euro maturato dalla società calcistica con l’erario.

Un veloce controllo, però, mise in luce che quella polizza era fasulla: le Assicurazioni Generali che avrebbero dovuto garantire confermarono di non saperne nulla. Stando all’accusa, a realizzare il falso sarebbe stato Di Flavio, con la collaborazione e l’intermediazione di Balestrazzi e Tortorella: tutti avevano agito su commissione di Gallo e Dal Cin «dietro pagamento di ingenti somme».

La bancarotta, invece, riguarda la distrazione di 370 mila euro e la cessione alla Roma di uno dei suoi migliori giocatori, Amantino Mancini (ora all’Inter), che la società lagunare aveva venduto per la ridicola cifra di 516 euro. (g.c.)

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