Archivio annuali - 2017

False fideiussioni per 250 mln,sequestri

False fideiussioni per 250 mln,sequestri

GdF Napoli individua 19 broker e 7 società,sigilli 650mila euro

(ANSA) – NAPOLI, 10 NOV – Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato circa 650 mila euro, individuati nelle casse di 7 società riconducibili a 19 broker, alcuni abusivi, accusati di aver collocato fideiussioni prive di copertura finanziaria prevalentemente a enti pubblici come ministeri, università, regioni e comuni. Gli indagati sono tutti accusati di abusivismo finanziario e tentata truffa ai danni dello Stato. Le indagini delle fiamme gialle avevano già fatto luce su un gruppo di società che tra il 2012 e il 2014 risultavano aver emesso migliaia di polizze fideiussorie fasulle per 250 milioni di euro. I broker in contatto con le società emittenti, attiravano i clienti con condizioni estremamente vantaggiose e chiudevano i contratti intascando parte dei proventi e rilasciando alle vittime polizze inesigibili. Gli ideatori del sistema truffaldino sono gli stessi al centro di un’altra operazione antiriciclaggio della Procura di Napoli risalente al 2016. (ANSA).

Tratto ANSA

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Fideiussioni truffa, l’allarme di Bankitalia

Le garanzie sono chieste ormai in moltissimi casi, dagli appalti al versamento di anticipi per case in costruzioni alle gare sportive. Accanto alle banche e alle compagnie assicurative abilitate a rilasciarle, un giro di società che non hanno il titolo e neanche il patrimonio. Le inchieste della Guardia di Finanza, la denuncia e il monitoraggio di via Nazionale

ROMA – Dovrebbero garantire, ma invece spesso si rivelano carta straccia. Le fideiussioni sono sempre più a rischio: la Guardia di Finanza negli ultimi mesi ha scoperto truffe miliardarie, come il caso della stamperia clandestina che in un appartamento di Latina ha sfornato polizze fideiussorie false per mezzo miliardo, rilasciate per garantire appalti pubblici e privati e tutela ambientale. E non si tratta neanche della cifra più alta: nel febbraio 2016 a Roma è stato scoperto un giro di Confidi apparentemente legale (erano abilitati a fornire garanzie per le Pmi loro socie) ma che avevano costituito una filiera gigantesca che aveva rilasciato false garanzie per oltre un miliardo.

E’ un giro criminale che si è sviluppato man mano che sempre più leggi hanno previsto il rilascio di fideiussioni: si va dall’installazione di impianti fotovoltaici al visto turistico di un cittadino straniero ai diritti doganali, a volte persino per concorsi a premi o l’iscrizione a campionati sportivi. I casi più diffusi sono gli acconti per le case in costruzione e le gare di appalto pubbliche: il nuovo codice degli appalti richiede una garanzia pari al 2% al momento della presentazione della domanda, e se la società risulta vincitrice del 10%, prima di dare inizio ai lavori. Il moltiplicarsi dei casi in cui si richiede una fideiussione si spiega con l’esigenza di garantire i vari soggetti coinvolti ma, paradossalmente, dal momento che soltanto le banche e le compagnie di assicurazione del ramo cauzioni hanno titolo a rilasciare le polizze, ha avuto l’effetto opposto: la difficoltà a ottenere delle garanzie serie. I soggetti abilitati sono pochi, magari pongono condizioni gravose, per garantirsi a loro volta, e così si è lasciato spazio a quello che è diventato un vero e proprio “network” di procacciatori, una rete capillare di broker pronta a offrire garanzie finanziarie a prezzi convenienti a chiunque ne abbia bisogno.

A denunciarlo la Banca d’Italia, che pubblica dal luglio 2015 sul proprio sito un elenco, che viene aggiornato periodicamente (l’ultimo aggiornamento è del 6 settembre) dei “soggetti segnalati per garanzie rilasciate in assenza di abilitazione”. Scorrendolo, si nota che alcune società sono ormai presenti nell’elenco da mesi: la spiegazione è semplice, la Banca d’Italia non ha alcuna autorità nei confronti di questi enti, si limita a segnalarne l’attività alle autorità competenti, e ad attendere pazientemente che vengano accertati e sanzionati gli illeciti. Se però finiscono in tribunale, o falliscono, o vengono sciolte, queste società entrano poi in un altro elenco, sempre sul sito della Banca d’Italia, quello degli intermediari o dei confidi cancellati.

Può trattarsi di soggetti non abilitati, e quindi totalmente abusivi oppure, oppure di società iscritte negli elenchi tenuti dalla Banca d’Italia, ma ad altri fini, o di Confidi “minori”. I Confidi, (Consorzi e Cooperative di garanzia collettiva fidi) in effetti sono enti che si costituiscono proprio a questo scopo: le norme ne delimitano le funzioni, stabilendo che debbano attenersi all’attività “di rilascio di garanzie collettive dei fidi e i servizi connessi o strumentali, a favore delle piccole e medie imprese associate, nel rispetto delle riserve di attività previste dalla legge”. Quello che invece accade sempre più spesso è che anche alcuni Confidi minori rilascino garanzie in modo indiscriminato, a chiunque, non avendo neanche lontanamente le risorse per tener fede agli impegni assunti.

Almeno per i Confidi minori, però, la soluzione è alle porte: il Testo Unico Bancario stabilisce che debbano essere sottoposti alla sorveglianza di un apposito Organismo, dotato anche di poteri di intervento sui propri iscritti e sottoposto a propria volta alla vigilanza della Banca d’Italia. Si attendono gli ultimi adempimenti formali da parte del Mef per l’avvio del funzionamento di questo ente: quando entrerà in campo, non eliminerà certo il rischio di fideiussioni truffa, ma certo lo restringerà notevolmente. Nel frattempo, meglio controllare con cura i requisiti di chi rilascia fideiussioni, e accertarsi che abbia i requisiti e le autorizzazioni giuste.

Tratto da La Repubblica.it

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Fidejussione traforo: “Nadejda, abilitazione tolta. Il Comune riscuota i soldi”

Fidejussione traforo: “Nadejda, abilitazione tolta. Il Comune riscuota i soldi”

Michele Bertucco e Alberto Sperotto: “Lo ha reso noto con comunicato del 18 agosto 2017 l’autorità di vigilanza italiana IVASS, richiamando il provvedimento della omologa autorità bulgara”

Nadejda, la società assicuratrice bulgara chiamata in causa da Technital nelle ultime vicende riguardanti il traforo delle Torricelle a garanzia della fidejussione di 8 milioni di euro in favore del Comune di Verona, non è più abilitata ad operare in Italia nel ramo cauzioni.

Progettato nel 2007 dall’amministrazione Tosi, ma sulla bocca di politici e cittadini da ben prima, la vicenda del Traforo delle Torricelle si arricchisce di un nuovo capitolo.
Sono Michele Bertucco, capogruppo di Verona in Comune e Sinistra in Comune, e Alberto Sperotto, a sua volta componente della lista e portavoce del Comitato anti-traforo, ad intervenire dopo gli ultimi risvolti che riguardano l’opera.

Lo ha reso noto con comunicato del 18 agosto 2017 l’autorità di vigilanza italiana Ivass, richiamando il provvedimento della omologa autorità bulgara. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno dal momento che le criticità patrimoniali di Nadejda erano note. L’unica a non accorgersene è stata la politica cittadina che finora sulla vicenda non ha battuto colpo.

Dal momento che analoga sorte (revoca dell’autorizzazione ad operare) era toccata il marzo scorso alla Finworld (l’altra finanziaria a cui si era rivolta Technital fino a quel momento), e che la stessa Technital ha più volte affermato che non sarebbe mai in grado di far fronte – da sola o in gruppo con l’Ati – ad un simile esborso, a questo punto è necessario chiedersi se sia rimasto sulla piazza un soggetto in grado di onorare gli impegni presi nei confronti della città di Verona.

Bertucco e Sperotto lanciano quindi un appello alla nuova amministrazione comunale.

Questo è quanto chiediamo di accertare alla nuova amministrazione e di fare tutto quanto è necessario affinché il Comune incassi la somma che gli è dovuta. Che cosa aspetta la Giunta – per fare un esempio – a pronunciarsi in merito al ricorso di Technital, dando il suo pieno sostegno all’avvocatura civica?

Ricordiamo che i dirigenti comunali hanno già revocato la concessione dell’appalto del traforo e disposto l’incasso della fidejussione da 8 milioni di euro, che a questo punto sono soldi dei cittadini. A seguito del ricorso al Tar da parte di Technital, l’efficacia del provvedimento è stata sospesa in via cautelativa in attesa del pronunciamento di merito del tribunale amministrativo (atteso per novembre). Probabilmente percependo odore di bruciato, lo stesso Tar aveva comunque ordinato a Technital di presentare entro 15 giorni adeguata fidejussione. Ciò non è avvenuto dal momento che, su questo specifico punto, Technital è ricorsa al Consiglio di Stato contro lo stesso Tar.

Questa girandola di ricorsi e è evidentemente parte di una tattica dilatoria a cui ha ampiamente contributo anche la precedente amministrazione Tosi che, in contrasto con gli interessi della città, aveva fatto di tutto pur di tenere in vita un progetto che tutti sapevano essere da un pezzo morto e sepolto per inadempienza dell’ex concessionario. Alla nuova amministrazione chiediamo di non farsi complice di questo piano che rischia di creare un gravo danno alla città impedendole di incassare risorse preziose da reinvestire sul territorio.

Tratto da Verona Sera

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Nadejda, revocata autorizzazione attività assicurativa

Nadejda, revocata l’autorizzazione all’esercizio dell’attività assicurativa

Facendo seguito al comunicato stampa dello scorso 19 luglio, l’IVASS ha reso noto che il 17 agosto l’Autorità di vigilanza bulgara (FSC) ha revocato l’autorizzazione all’esercizio dell’attività assicurativa nei confronti di Insurance Company Nadejda (Nadejda), impresa bulgara che era abilitata ad operare in Italia in regime di libera prestazione di servizi nel ramo 15 – Cauzione.

Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi al Contact Center IVASS: numero verde 800-486661, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 14.30.

Tratto da Intermedia Channel

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Fideiussioni false per ANAS, RFI, Roma CAPITALE e Regione LOMBARDIA

Assicurazioni false, carta straccia le polizze che dovevano tutelare Anas, Rfi, Roma capitale e Regione Lombardia

La procura di Brescia ha scoperchiato un’associazione a delinquere che stando alle indagini fabbricava fidejussioni tarocche. Vittime una trentina di aziende private, da Systema Ambiente del gruppo Cerroni a Waste Italia. La lista dei beneficiari comprende invece enti pubblici e partecipate dello Stato, comprese Consip, Italferr e la regione Emilia Romagna

Una stamperia clandestina in un appartamento di Latina. Apostille del notaio che ricordano “il tappo di ceralacca dello spumante”. E un broker assicurativo barese con tre identità, che sul mercato si presentava come il londinese “Peter J. Carroll”. Tanto è bastato, secondo la Dda di Brescia, per rifilare polizze fidejussorie false per mezzo miliardo di euro a società che smaltiscono rifiuti e lavorano su grandi infrastrutture nazionali, lasciando scoperti settori nevralgici come la tutela ambientale e i grandi appalti pubblici. Il giro di false fidejussioni, che coprendo il rischio delle imprese private avrebbero dovuto tutelare la parte pubblica (enti e società partecipate dallo Stato) da eventuali danni o imprevisti, è stato scoperto grazie a un’indagine della Procura di Brescia, coordinata dal procuratore aggiunto Sandro Raimondi e dal sostituto procuratore della Dna Roberto Pennisi, che il 18 luglio scorso ha portato all’arresto di due persone: il broker Felice Di Gennaro, considerato il capo dell’organizzazione, e il complice rumeno Robert Kovacs.

Da Rfi a Consip: polizze false per un valore di 556 milioni – Il metodo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era incredibilmente semplice: il gruppo – considerato dai pm un’associazione a delinquere internazionale nel campo delle truffe assicurative – avrebbe sfruttato il nome di importanti società assicurative inglesi, in realtà non più operanti in Italia da diversi anni, fabbricando polizze false che venivano spedite per posta da Londra con i sigilli di uno studio notarile inglese. Vittime della presunta truffa una trentina di aziende private contraenti le polizze: da società di smaltimento rifiuti (anche pericolosi) come la Systema Ambiente di Brescia del gruppo Cerroni e la Waste Italia a imprese aggiudicatarie di grandi commesse pubbliche come il gruppo Matarrese (truffato per 120 milioni di euro), il consorzio stabile Unimed e la Esim di Bari (107 milioni) – tutti e tre impegnati in lavori per Rfi -, il gruppo D’Agostino (68 milioni) nei confronti di Italferr e la Semataf di Matera (29 milioni) sempre verso Rfi. Ma è la lista dei beneficiari delle fidejussioni inesistenti – i soggetti pubblici rimasti con un pugno di mosche – a fare impallidire: Rete Ferroviaria Italiana (332 milioni di euro), Italferr (68 milioni), Anas (33 milioni), Provincia di Brescia (17 milioni), Consip (4 milioni), Regione Lombardia (1,9 milioni), Ufficio delle Dogane di Venezia e Regione Emilia Romagna (750mila euro), Prefettura di Roma (369mila) e Roma Capitale (188mila), solo per citarne alcuni. Il totale è di 556 milioni di euro, di cui almeno 178 milioni per la tutela dal rischio ambientale.

Il Gip: “Organizzazione transnazionale per le fidejussioni tossiche” – L’indagine è cominciata nel 2014 seguendo la pista di un presunto traffico di rifiuti: dagli accertamenti del Gico della Guardia di finanza di Brescia, guidato dal colonnello Marco Tione, è emersa una polizza falsa di 3,7 milioni di euro rilasciata alla società di smaltimento rifiuti Rmb di Polpenazze (Brescia), depositata a garanzia dell’Autorizzazione integrata ambientale emessa dalla Provincia di Brescia. Gli investigatori si accorgono che la società inglese che aveva emesso la fidejussione, la Fgic Uk Ltd, secondo la banca dati dell’Ivass non operava più in Italia dal 2008: parte così un’indagine che dai broker intermediari arriva fino agli assicuratori che operavano per la “finta” Fgic Uk Ltd, scoprendo una “organizzazione transnazionale dedita allo smercio di fidejussioni tossiche – scrive il Gip Paolo Mainardi nell’ordinanza di custodia cautelare – che, proposte a costi concorrenziali, consentono a chi le acquista di adempiere agli obblighi previsti nell’ambito di gare d’appalto”. La bresciana Rmb, azienda di recupero metalli e rifiuti speciali, scoperta la truffa nel settembre 2015 ha subito presentato un’altra garanzia.

Un broker con tre identità – Ma le indagini della Finanza nel frattempo si erano estese a tutti i contratti stipulati tra il giugno 2014 e l’ottobre 2015 dalla rete di falsi assicuratori (undici in tutto gli indagati), che operavano impropriamente sia con il nome di “Fgic Uk Ltd” che con quello di “Assured Guarany Ltd”. Secondo le dichiarazioni di un indagato, negli interrogatori tenuti presso la sede della Dna di via Giulia a Roma (che per la gravità del fenomeno nel 2015 ha diramato un’allerta a tutte le Procure, tutta l’organizzazione sarebbe ruotata intorno a un broker inglese di nome “Peter J. Carrol”, per gli inquirenti nient’altro che l’alter ego di Di Gennaro, ex assicuratore residente da anni a Latina in grado di parlare fluentemente l’inglese e con forti agganci professionali nella capitale britannica. Oltre al falso nome Carrol, Di Gennaro avrebbe usato anche l’alter ego “Bardella”, presentato a intermediari e clienti come suo fantomatico collaboratore. Di Gennaro dal canto suo rigetta le accuse: “Ogni addebito sarà chiarito nelle sedi opportune – fa sapere a Ilfattoquotidiano.it il suo legale, Pierpaolo Fischetti -: il mio cliente si dichiara innocente e lo dimostrerà, come ha saputo fare in occasione di altre inchieste poi finite archiviate. Il capo di imputazione si basa essenzialmente sulle accuse di un unico dichiarante la cui attendibilità sarà saggiata nell’istruttoria dibattimentale”. Ma le indagini continuano: “Abbiamo una rogatoria ancora pendente con il Regno Unito – fa sapere a Ilfattoquotidiano.it una fonte investigativa -. Per ora abbiamo accertato le polizze emesse nell’arco di soli 12 mesi, ma crediamo che una grossa fetta del rischio possa essere scoperta a livello nazionale”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

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Assicurazione “farlocca” …..allarme a Carbonia

Assicurazione “farlocca” dell’est Europa e violazioni ambientali in discarica, allarme a Carbonia

CAGLIARI. Una fideiussione rilasciata da una società dell’est Europa che rischia di essere carta straccia. Una raffica di irregolarità, segnalate dalla Provincia dopo un’ispezione dell’Arpas, con possibili ripercussioni sull’ambiente se non si corre ai ripari.

Problemi su problemi nella discarica di rifiuti di Serra Scireddus, a Carbonia, gestita dalla Riverso. La società sta provando ad affrontare le criticità, per rispettare le prescrizioni ambientali imposte dalla Provincia del Sud Sardegna. Ma dal primo giugno, sulla base di una comunicazione dell’Ivass (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni) è emerso anche che la copertura assicurativa, garantita dalla bulgara Nadejda Insurance Company, sarebbe farlocca: le polizze stipulate con Sofia non avrebbero i soldi dietro a causa di un “deficit patrimoniale”. Insomma: la copertura non ci sarebbe.

Le prime grane per la discarica sono arrivate a metà marzo. La Provincia con una determinazione dice: mettetevi in regola o vi revochiamo l’autorizzazione. Mancava l’argine perimetrale (fondamentale per una discarica, da costruire entri sei mesi), devono essere realizzati i “presidi di gestione delle acque meteoriche”, devono essere installati “i contatori per la misurazione del percolato” (liquido rilasciato dai rifiuti che si infiltra nel terreno, inquinandolo), deve essere garantita, con una relazione, la stabilità dello strato di argilla sotterraneo che dovrebbe impedire ai veleni di finire nel sottosuolo. A leggere gli atti della Provincia sembra che a Carbonia – dove vengono conferite oltre 10 tonnellate di rifiuti al giorno – ci sia l’innesco di una bomba ecologica che deve essere gestita al più presto.

E se questo è il profilo ambientale, c’è anche quello finanziario. L’assicurazione Nadejda- sbarcata dalla Bulgaria – secondo l’Ivass e l’omologa autorità di vigilanza bulgaro non avrebbe “i requisiti patrimoniali richiesti dalla normativa comunitaria”. L’istituto in una nota del primo giugno sottolinea anche che la compagnia “avrebbe diffuso in Italia una comunicazione nella quale sostiene di trovarsi in buono stato finanziario, affermazione che non appare coerente con le criticità sopra rappresentate”. Un pasticcio, che no riguarda solo Riverso, ma tutte le società che hanno presentato le fideiussioni su carta intestata bulgara.

Tratto da YOUTG

 

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L’amministrazione rimborsa il costo della fideiussione

L’amministrazione rimborsa il costo della fideiussione

I costi sostenuti per il rilascio di fideiussioni a favore dell’amministrazione finanziaria devono essere rimborsati qualora il relativo diritto al credito sia stato definitivamente accertato per passaggio in giudicato della sentenza – in caso di sopravvenute contestazioni – o semplicemente per decorso del termine per la rettifica del credito.

A ribadire il principio è la sentenza 133 della Ctp di Bergamo, depositata il 1° marzo 2017. La pronuncia trae origine dalla richiesta presentata ai sensi del comma 4, articolo 8, legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del Contribuente) che stabilisce che l’amministrazione finanziaria è tenuta a rimborsare il costo delle fideiussioni che il contribuente ha dovuto richiedere per ottenere la sospensione del pagamento o la rateizzazione o il rimborso dei tributi, aggiungendo che «il rimborso va effettuato quando sia stato definitivamente accertato che l’imposta non era dovuta».

Nel caso di specie, il rimborso concerneva i costi sostenuti per le fideiussioni richieste dall’articolo 38-bis, commi 1 e 2, Dpr 633/72, negato dall’Ufficio perché il rimborso spetterebbe unicamente nel caso di garanzie emesse a fronte di un credito Iva oggetto di rettifica (e con successivo contenzioso conclusosi a favore del contribuente) e mai in caso di rimborso in via accelerata.

Di avviso opposto i giudici di merito i quali non hanno ravvisato nel testo della norma alcuna ragione che potesse giustificare un distinguo fra ipotesi di rimborso accelerato e quella di rimborso stabilito giudizialmente dopo un accertamento dell’amministrazione finanziaria rilevatosi infondato. Secondo i giudici la locuzione «definitivamente accertato», contenuta nello Statuto[…], non può avallare una interpretazione restrittiva, perché l’accertamento definitivo del diritto al rimborso, può anche conseguire alla scadenza del termine per l’accertamento di cui all’articolo 57, Dpr 633/1972.

I giudici hanno peraltro ribadito che la disposizione ha carattere precettivo ed è immediatamente applicabile, non essendo necessario alcun decreto o norma di attuazione (Cassazione 28 agosto 2013, n. 19751).

La Commissione ha sottolineato che il mancato riconoscimento del rimborso si risolverebbe in un’ulteriore tassazione a carico dei contribuenti che si ritrovano in una posizione creditoria nei confronti dello Stato, penalizzandoli ingiustamente. Continua dunque ad essere recepito l’orientamento della Cassazione (già abbracciato dai giudici meneghini di primo grado nella sentenza 8913, depositata il 22 novembre 2016) che aveva statuito l’applicabilità dell’articolo 8 ai costi sostenuti per il rilascio di qualsiasi tipo di fideiussione che il contribuente “ha dovuto richiedere” al fine di ottenere il rimborso: va infatti, ammesso il rimborso di ogni tipologia di costi fideiussori a prescindere dalla genesi dell’onere stesso (Cassazione 5 agosto 2015, n. 16409).

Peraltro, il diritto al rimborso degli oneri di fideiussione trova fondamento anche nell’ordinamento comunitario (Direttiva IVA n. 112/2006 e Causa C-78/00, 25 ottobre 2001).

Tratto da Il Sole 24ore

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Garanzie finanziarie: fare attenzione

Garanzie finanziarie: fare attenzione

La  domanda di garanzie da parte di imprese, di privati e del settore pubblico è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni a causa della crisi economica che aumenta il bisogno di protezione, ma anche delle numerose norme che ne richiedono la presentazione a tutela delle obbligazioni assunte nei confronti, in particolare, della Pubblica Amministrazione.

Il rilascio di garanzie è un’attività delicata e rischiosa allo stesso tempo. Pertanto, la legge prevede che chi la svolge debba essere sottoposto a particolari abilitazioni, collegate al possesso di strutture patrimoniali e organizzative idonee a far fronte agli impegni assunti.

Quando si richiede una garanzia occorre sempre verificare che il garante sia un soggetto abilitato, iscritto in pubblici registri; altrimenti, si corre il rischio di avere pagato i premi invano oppure si possono incontrare serie difficoltà nell’escussione. In questi casi, l’unica tutela che l’ordinamento dispone è il ricorso all’autorità giudiziaria, civile e penale. Per le finanziarie, in particolare,  non è previsto un sistema di garanzia analogo al Fondo Interbancario di tutela dei depositi, esistente per le banche.

Attenzione però: verificare che il garante sia iscritto a volte può non bastare. In casi specifici, per esempio a motivo della natura pubblica del beneficiario o del tipo di contratto che si vuole garantire, la legge restringe ulteriormente il numero dei soggetti abilitati.

Vista la complessità del quadro normativo si forniscono alcune indicazioni utili a guidare la scelta dell’intermediario più adatto al caso di interesse.

L’emissione di garanzie finanziarie nei confronti del pubblico è consentita oltre che alle compagnie di assicurazione (il cui elenco è consultabile sul sito www.ivass.it) e alle banche, anche alle cosiddette “VECCHIE FINANZIARIE 107”, iscritte nell’ELENCO SPECIALE di cui all’art. 107 del TUB (nella versione antecedente alla modifica introdotta dal decreto legislativo n. 141 del 2010, nel seguito “vecchio TUB”). Nell’elenco speciale sono iscritti anche i cosiddettiCONFIDI 107”, pure abilitati al rilascio di garanzie nei confronti del pubblico.

Accanto a tali intermediari ce ne sono altri iscritti in elenchi tuttora tenuti dalla Banca d’Italia, che però hanno un ambito operativo più circoscritto. Si tratta:

  • delle cosiddette “VECCHIE FINANZIARIE 106”, iscritte nell’ELENCO GENERALE di cui all’art. 106 del vecchio TUB, che possono rilasciare garanzie in casi delimitati e solo se in possesso di una specifica attestazione rilasciata dalla Banca d’Italia. Allo stato attuale, nessuna VECCHIA FINANZIARIA 106 dispone di tale attestazione;
  • dei cosiddetti “CONFIDI MINORI”, registrati in una sezione dell’elenco generale di cui all’art. 155, comma 4 del vecchio TUB. Questi confidi possono prestare soltanto garanzie collettive dei fidi, cioè garanzie rilasciate alle piccole e medie imprese associate per consentire l’accesso al credito di banche e intermediari finanziari.

Le VECCHIE FINANZIARIE 106 e le VECCHIE FINANZIARIE 107 possono continuare a operare solo fino al 12/5/2016 a meno che non vengano iscritte nell’ALBO previsto dal nuovo art. 106 del TUB. Queste “NUOVE FINANZIARIE 106” potranno rilasciare garanzie nei confronti del pubblico negli stessi casi in cui è consentito alle VECCHIE FINANZIARIE 107.

Infine, occorre cautela anche in caso di garanzie offerte da finanziarie estere. Poiché esse non sono ammesse nemmeno al mutuo riconoscimento in ambito comunitario, per poter operare legittimamente in Italia devono essere necessariamente iscritte in uno degli elenchi tenuti dalla Banca d’Italia (generale, speciale o albo unico). In mancanza di iscrizione, le garanzie non possono essere emesse sul territorio dello Stato e l’attività delle finanziarie estere deve considerarsi abusiva.

Su ciascuna delle categorie sopra indicate è possibile trovare ulteriori approfondimenti e riferimenti normativi nell’allegato.

ORA, PRESTA ATTENZIONE…

SE RAPPRESENTI UN ENTE STATALE, TERRITORIALE O IN GENERALE UN SETTORE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE OPPURE UNA STAZIONE APPALTANTE AI SENSI DEL “CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI” E DEVI ACCETTARE UNA GARANZIA FINANZIARIA, PUOI AMMETTERE GARANZIE EMESSE DALLE BANCHE E DALLE COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE, NONCHÈ – SE LE NORME DI SETTORE LO CONSENTONO – DALLE “VECCHIE FINANZIARIE 107”, DAI “CONFIDI 107” O DALLE “NUOVE FINANZIARIE 106”.

PERTANTO, PRIMA DI ACCETTARE UNA GARANZIA DA UNA SOCIETÀ FINANZIARIA, INDIVIDUA LA NORMATIVA APPLICABILE ALL’ATTIVITÀ DI INTERESSE – SU CUI PERALTRO LA BANCA D’ITALIA NON HA COMPETENZA – ED EFFETTUA LE NECESSARIE VERIFICHE. IN NESSUN CASO PUOI ACCETTARE GARANZIE EMESSE DA “VECCHIE FINANZIARIE 106 O DA CONFIDI MINORI”.

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SE SEI UN’IMPRESA E DEVI PARTECIPARE A UNA GARA D’APPALTO O PRESENTARE UNA GARANZIA A FAVORE DELLO STATO E DI OGNI ALTRO ENTE DELLA P.A. ACCERTATI PREVIAMENTE PRESSO L’ENTE BENEFICIARIO DI QUALI GARANZIE SONO AMMESSE E COMUNQUE NON SOTTOSCRIVERE MAI GARANZIE EMESSE DA “VECCHIE FINANZIARIE 106” O DA “CONFIDI MINORI”.

NEL CASO DI RAPPORTI TRA IMPRESE E CON PRIVATI, ACCETTA O SOTTOSCRIVI GARANZIE DI “VECCHIE FINANZIARIE 106” SOLO DOPO AVERNE VERIFICATO LA NECESSARIA ABILITAZIONE SUL SITO DELLA BANCA D’ITALIA.

SOTTOSCRIVI GARANZIE RILASCIATE DA CONFIDI MINORI SE SEI UN ASSOCIATO E SOLO A GARANZIA DI FINANZIAMENTI CHE HAI RICHIESTO A UNA BANCA O A UN ALTRO INTERMEDIARIO.

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SE SEI UN PRIVATO CITTADINO, ACCETTA O SOTTOSCRIVI GARANZIE RILASCIATE DA “VECCHIE FINANZIARIE 106” (AD. ESEMPIO, IN UN RAPPORTO DI LOCAZIONE) SOLO DOPO AVERNE VERIFICATO LA NECESSARIA ABILITAZIONE SUL SITO DELLA BANCA D’ITALIA.

SE DEVI ACQUISTARE UN IMMOBILE DA COSTRUIRE VERIFICA CHE LA GARANZIA FIDEIUSSORIA CHE TI SPETTA PER L’EVENTUALE RESTITUZIONE DELL’ANTICIPO VERSATO SIA RILASCIATA SOLO DA BANCHE, COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE, DA “VECCHIE FINANZIARIE 107” O DALLE “NUOVE FINANZIARIE 106”.

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SE UNA FINANZIARIA ESTERA TI OFFRE UNA GARANZIA, VERIFICA SEMPRE CHE LA SOCIETÁ SIA ISCRITTA NEGLI ELENCHI TENUTI DALLA BANCA D’ITALIA PER ACCERTARE QUALI SERVIZI PUÒ PRESTARE.

IN CASO CONTRARIO, LA SOCIETÀ NON  È ABILITATA AD OPERARE IN ITALIA E L’ATTIVITÀ SI CONFIGURA COME ABUSIVA.

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RICORDA INOLTRE CHE È PERSEGUIBILE PENALMENTE CHI TI PROPONE, A TITOLO DI MEDIAZIONE O SIMILE, GARANZIE EMESSE DA SOGGETTI NON ABILITATI.

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Le informazioni pubblicate sul sito della Banca d’Italia, costantemente aggiornate, permettono di risolvere gran parte delle questioni relative al rilascio di garanzie finanziarie.

LA BANCA D’ITALIA NON FORNISCE PERTANTO RISPOSTA ALLE RICHIESTE RELATIVE A NOTIZIE, CONFERME DI ISCRIZIONE O CHIARIMENTI IN GENERE CHE TROVANO SOLUZIONE NELLE INFORMAZIONI PUBBLICATE.

LE SEGNALAZIONI E GLI ESPOSTI PERVENUTI RELATIVI AD ABUSI O COMPORTAMENTI SCORRETTI DI INTERMEDIARI ISCRITTI NEGLI ELENCHI TENUTI DALLA BANCA D’ITALIA VENGONO ACQUISITI PER LE INIZIATIVE CONSEGUENTI. In presenza di adeguati riscontri, anche nell’attesa di definire le azioni amministrative necessarie, gli intermediari in questione vengono indicati nell’elenco che segue.

Tratto da Banca D’Italia

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