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Finworld caos iscrizione Avellino calcio – Onix e Finworld: tutto quello che non vi hanno detto

Finworld caos iscrizione Avellino calcio: tutto quello che non vi hanno detto

Le mosse di Taccone sono fallimentari: il patron spera nella riammissione

E’ la Finworld la società che ha emesso la seconda fideiussione per l’Avellino calcio che ha gettato nel panico l’intera tifoserie avellinese.

Dopo l’errore commesso con la prima fideiussione, rivolgendosi alla società rumena Onix Asigurari, che dal 2013 fino a gennaio 2018 fu inibita dall’operare in Italia, l’Avellino calcio e Walter Taccone si sono rivolti alla Finworld spa, società con sede a Roma.

La Finworld è al centro dell’attenzione da parte del Consiglio di Stato, per le operazioni svolte dal 2017 all 11 luglio 2018, che per il momento gli è stato posto il blocco sulle operazioni.

Nei mesi scorsi il presidente della Serie C, Gravina, aveva avvisato le società della categoria di non a presentare la fideiussione con la società Finworld che, nonostante all’epoca dei fatti fosse regolare, la fideiussione emessa poteva essere invalidata in seguito alla decisione del Consiglio di Stato.

FIGC 14 Luglio il termine per presentare la fidejussione

La Figc aveva comunicato in data 14 luglio la possibilità di presentare entro 10 giorni una nuova fideiussione “La FIGC ha rappresentato che, nell’ipotesi in cui venisse accertata l’inefficacia e l’invalidità di dette garanzie, sarà concesso un termine di 10 giorni per consentire la sostituzione delle medesime con fideiussioni conformi ai requisiti previsti.” è quanto si apprende dal comunicato della Reggina calcio, in quanto la società si sarebbe rivolta in data antecedente all’11 luglio, data di decisone del Consiglio di Stato.

Insomma l’Avellino sembrerebbe aver presentato l’ennesima fideiussione nulla, invalida.

Ma c’è un se è un ma.

Altre società anche di B avrebbero utilizzato lo stesso player e stando ad alcune indiscrezioni sarebbero anche state ammesse senza riserve.

Insomma il classico casotto all’italiana che tiene in vita l’Avellino e la superficialità di Taccone.

Che ora è pronto a giocarsi tutte le carte in sede di ricorso all’eventuale Collegio di Garanzia qualora il Consiglio Federale dovesse decidere per l’esclusione.

Tratto da Sport AVELLINO

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INTERVISTA TC – Dg Pro Piacenza: “Fideiussione? Iscrizione regolare”

INTERVISTA TC – Dg Pro Piacenza: “Fideiussione? Iscrizione regolare”

Il Pro Piacenza è tra le dieci squadre ad aver presentato una fideiussione tramite la Finworld, società assicurativa (intermediario finanziario) nel mirino della Lega Pro.

TuttoC.com ha intervistato in esclusiva il direttore generale dei rossoneri, Alfonso Morrone, per capirne di più.

Qual è la vostra posizione?
“Domani verrà pubblicato un comunicato ufficiale, nel frattempo proviamo a far chiarezza: abbiamo ottemperato a tutte le richieste della Lega e della Covisoc, è stato accertato che siamo in regola con l’iscrizione al campionato.

L’importante è sottolineare che la Finworld non è fallita, il Pro Piacenza non ha raggirato l’ostacolo ma ha agito correttamente.

Il presidente Gravina ci ha messo in allerta con una lettera.

Un atto dovuto che abbiamo recepito, è stato giusto dirci che la Finworld è sotto la lente d’ingrandimento”.

E attende il giudizio dal Consiglio di Stato che potrebbe escluderla dall’Albo. Un’eventualità che significherebbe dover cambiare fideiussione.
“Al momento c’è l’ordinanza del consiglio di Stato che ha revocato l’autorizzazione, il 19 ci sarà l’udienza con relativa sentenza: quando arriverà la decisione definitiva, allora faremo quanto richiesto.

Se lo Stato ci dirà che dobbiamo sostituirla, allora noi lo faremo senza alcun problema, nel pieno rispetto delle regole. Garantisco che ci stiamo premunendo per sostituire la fideiussione nel caso quella attuale non vada bene”.

Una notizia che non agevola il mercato.

“Qualche calciatore purtroppo pensa o potrebbe pensare che non siamo in regola, scegliendo così un’altra squadra.

Invece, ribadisco, siamo regolarmente iscritti al campionato e, nel caso ci sarà da cambiar fideiussione, lo faremo.

Questa società è seria e solida, non esiste pensare il contrario”.

Tratto da TuttoC.com

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Reggina: fideiussione sotto osservazione, ma nessun rischio iscrizione: la situazione

Reggina: fideiussione sotto osservazione, ma nessun rischio iscrizione: la situazione

La Reggina, secondo quanto è trapelato su alcuni organi nazionali, sarebbe a rischio iscrizione in Serie C.

Verità parziale, considerato che la società amaranto è finita nello stesso calderone di tante società con seri problemi economici.

La Reggina ha i conti a posto ed ha presentato regolare domanda di iscrizione, corredata da fideiussione bancaria con uno degli istituti convenzionati.

L’operazione aveva ricevuto l’Ok della Covisoc.

Negli ultimi giorni, però, ad avere problemi è la società a cui potrebbe essere revocata in maniera definitiva la facoltà di produrre fideiussioni.

La Finworld è sotto l’esame del Consiglio di Stato.

La Lega perciò ha messo in preallarme la Reggina rispetto alla possibilità di dover produrre una nuova fideiussione qualora ne venisse ravvisata la necessità.

La società sarà informata nelle prossime ore della vicenda e, ove venisse confermata la posizione dell’intermdiario, avrà un nuovo termine per produrre una nuova fideiussione.

Tratto da Strill.it

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Calcio caos, fideiussioni false. Gravina: “In Lega Pro tre gironi da 18 squadre”

Calcio caos, fideiussioni false. Gravina: “In Lega Pro tre gironi da 18 squadre”

Un’altra estate infernale per il nostro calcio: processi sportivi (Parma, Chievo, Foggia, Cesena), Cesena e Bari fuori dalla B (Avellino deve trovare una fidejussione entro lunedì)

Un’altra estate infernale per il nostro calcio: processi sportivi (Parma, Chievo, Foggia, Cesena), Cesena e Bari fuori dalla B (Avellino deve trovare una fidejussione entro lunedì), 4-5 club di serie C che rischiano di scomparire o sono già scomparsi (Mestre, Bassano, Fidelis Andria, Lucchese, Reggiana. Cuneo, Matera). In più, ecco un altro scandalo: le fideiussioni dubbie di 9-10 club di serie C, con la società Finworld Spa che adesso potrebbe essere bloccata dal consiglio di Stato.

Presidente Gabriele Gravina, ogni anno la sua Lega, la Lega Pro, è nei guai. Adesso che succederà con questi 10 club?
“La storia è chiara, noi abbiamo fatto la nostra parte sino in fondo. Ho scritto a questi club, devono mettersi in regola. Rischiano 300.000 euro di ammenda, equivalente della fideiussione, e una penalizzazione in classifica”.

Da questa situazione non se ne esce mai.
“Non si ha voglia di uscirne”

Sulla Gazzetta di oggi è scritto che “la Triestina ha depositato una fideiussione semplicemente falsa”. Le sembra normale?
“No, non è per niente normale. Ho denunciato la società alla Procura della Repubblica e alla procura federale: loro si considerano parte lesa e adesso presenteranno un’altra fideiussione buona. Poi, forse saranno penalizzati. Tutti si dichiarano truffati…”.

Molti club di calcio per una fideiussione da 300 mila euro si rivolgono a società assicurative e finanziarie che chiedono 30-40.000 euro quando una banca chiede solo 2-3000 euro. Strano, no?
Sorride. “Questione di garanzie… La verità è che così non si può più andare avanti, lo ho detto anche a Fabbricini. Su 60 società, 48 sono da serie A, una decina si iscrivono solo con una domanda senza tassa, fidejussione, pagamento dei calciatori… Poi si avanti coi ricorsi e con lele penalizzazioni. Così facendo, per la nostra Lega è un danno di immagine, rischiamo di perdere gli sponsor, anzi li abbiamo già persi. Farò un’azione di responsabilità”

Come si esce da questo caos?
“Semplice: tre gironi da 18 squadre ciascuno”.

Seconde squadre: ci saranno solo Juve e Milan
“Due, già… Forse una terza, se si libera un altro posto. Mi risulta che Roma, Samp, Torino e Udinese sono d’accordo ma vorrebbero aspettare il 2019”.

La prossima settimana (il 19 o 20) il commissario ha convocato per la seconda volta Leghe e componenti: lei con Sibilia, Tommasi e Nicchi chiedete di votare entro l’estate. Cosa potrà succedere in questo summit?
“Poco o niente. Noi ricorreremo comunque al collegio di garanzia del Coni e poi al Tar del Lazio”.

E se Giancarlo Abete non sarà candidabile, presenterete un’alternativa?
“Al momento non ci sono i presupposti: prima Fabbricini dovrà convocare le elezioni. Poi tutto verrà di conseguenza”.

Tratto da Repubblica.it

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False fideiussioni, Gdf arresta ‘mente’

False fideiussioni, Gdf arresta ‘mente’

Finisce ai domiciliari amministratore di Consorzio Italia Fidi

(ANSA) – BOLOGNA, 20 APR – Dopo due anni di indagini, la Guardia di Finanza di Bologna ha arrestato la persona ritenuta ‘la mente’ di un’associazione per delinquere finalizzata all’emissione di false fideiussioni, rilasciate a prezzi vantaggiosi ma senza le coperture finanziarie.

E’ Claudio De Angelis, 45enne di Latina residente a Cassino (Frosinone), secondo le Fiamme Gialle amministratore di fatto del ‘Consorzio Italia Fidi bolognese’, con sede in via Caprarie a Bologna, ma operante su tutto il territorio nazionale attraverso una fitta rete di broker.

Risponde di bancarotta fraudolenta, esercizio abusivo di attività finanziaria e omesse dichiarazioni ed è ai domiciliari.

A quanto risulta non aveva ufficialmente cariche di rilievo nel Consorzio, ma per i finanzieri ne era in realtà il ‘dominus’.

I militari hanno proceduto al ‘blocco’ di tutti i rapporti bancari intestati al 45enne e delle relative proprietà immobiliari e mobiliari (tra cui una barca da 10 metri ormeggiata nel porto di Gaeta), per circa 500mila euro.

Tratto da ANSA

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Fideiussioni fasulle, Milano truffa da 40 Mln di Euro

Milano, la banda delle fideiussioni fasulle: truffa da 40 milioni di euro

Chiuse le indagini nei confronti di 51 persone, tra cui ex dipendenti della Italiana Assicurazione. Decine le vittime, tutte in difficoltà economica: avevano bisogno di polizze fideiussorie a garanzia di prestiti, obbligazioni e dilazioni di pagamenti

Avevano creato una struttura parallela ed esterna a una compagnia assicurativa legata al gruppo Reale Mutua Assicurazione, di cui avrebbero usato timbri, logo e recapiti telefonici per «emettere abusivamente» polizze fideiussorie false per un valore di oltre 40 milioni di euro e incassando dai malcapitati premi per oltre due milioni di euro.

Per questo il procuratore aggiunto Laura Pedio ha chiuso le indagini, in vista della richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di 51 persone, accusate di associazione per delinquere, abusivismo finanziario e riciclaggio

La regia dell’organizzazione

A capo dell’organizzazione vi sarebbero stati alcuni ex dipendenti della Italiana Assicurazione, una compagnia legata al gruppo Reale Mutua Assicurazioni.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dalla Polizia Locale di Milano, sono nate proprio dalla denuncia della Reale Mutua Assicurazione e riguardano un giro di false fideiussioni emesse dal 2008 al 2012 in tutta Italia.

Tant’è che tra le carte dell’inchiesta ci sono gli atti su fatti analoghi provenienti dalle Procura di Roma, Brescia, Agrigento, Perugia, Torino, Bergamo e Rovigo.

La truffa milionaria

La struttura parallela aveva sede a Milano, era diretta da un ex dipendente della Italiana Assicurazione, il quale con i suoi complici, tra cui una serie di colleghi, sarebbe riuscita a proporsi «come affidabile — si legge nel capo di imputazione — per la definizione di pratiche di tipo assicurativo ritenute “difficili”».

Il gruppo «criminale», avvalendosi di intermediari assicurativi o sub agenti, avrebbe individuato persone in difficoltà economica che avevano bisogno di polizze fideiussorie a garanzia di prestiti, obbligazioni e dilazioni di pagamenti.

Infatti, tra i beneficiari delle finte fideiussioni, oltre a una serie di società private, ci sono anche enti pubblici come l’Agenzia delle Entrate, Equitalia, il Ministero dell’Istruzione, qualche Comune, le Regioni Abruzzo, Lazio e così via.

I malcapitati, per potersi avvalere di canali preferenziali e ottenere facilmente le polizze (in un caso l’importo è stato anche di 10 milioni di euro), pagavano il premio in denaro, anche contanti, non a chi aveva emesso la fideiussione «falsa», ma a società di comodo sui cui conti correnti veniva depositato il denaro raccolto in sostanza truffando i clienti.

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Bancarotta e false fideiussioni per 200 mln di euro

Bancarotta e false fideiussioni per 200 mln di euro: GdF di Forlì smantella associazione a delinquere

Abusivismo finanziario, bancarotta fraudolenta, truffe, anche aggravate, realizzate mediante emissioni di garanzie fideiussorie false, ricettazione ed appropriazione indebita.

Sono i reati in cui era specializzata un’associazione a delinquere, con sede nel territorio forlivese ma operante attraverso più società anche in altre regioni italiane e all’estero, smantellata in queste ore dalla Guardia di Finanza di Forlì.

Otto ordinanze di custodia cautelare

Otto le ordinanze di custodia cautelare, 2 in carcere e sei agli arresti domiciliari, e 34 le persone denunciate dopo che gli accertamenti, avviati nel 2016, hanno delineato le ramificazioni e la struttura dell’associazione a delinquere che, pur avendo sede nel territorio forlivese operava anche in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia attraverso diverse società.

Importante, al fine della ricostruzione delle movimentazioni finanziarie, l’apporto fornito dalle segnalazioni per operazioni sospette generate dai presidi antiriciclaggio che hanno consentito d’individuare ingenti flussi finanziari dirottati anche su banche estere nel Principato di Monaco e a Malta.

False Polizze Fidejussorie per acquisire Aziende

In generale, i truffatori agivano con false polizze fideiussorie, mettevano nel mirino aziende in grave crisi acquisendole attraverso societa’ di comodo create ad hoc ed intestate a ‘teste di legno ‘senza reddito; oppure, si stipulavano contratti d’affitto d’azienda per acquisire il controllo delle societa’ e poi depredarle di beni finanziari e strumentali, anche rivendendoli.

Ad alcuni creditori delle aziende acquisite venivano offerte false garanzie fideiussorie, e “dietro il pagamento di lauti corrispettivi”, per procrastinare nel tempo il pagamento dei crediti.

Tra i ‘colpi’, si segnala anche un tentativo di acquisto della Olidata, storica azienda romagnola leader nazionale nel settore dell’Ict e primo produttore di pc in Europa.

Ma l’operazione e’ stata stoppata dallo stesso management Olidata dopo una serie di approfondimenti sulla “consistenza” del fondo.

Mister James

L’indagine, denominata Mister James, ha accertato il pagamento di premi per un capitale garantito pari a circa 50 milioni di euro mentre sono in corso ulteriori accertamenti su polizze per ulteriori 150 milioni.

Tra i beneficiari delle false polizze fideiussorie, oltre a privati ed imprenditori, figurano anche istituti di credito ed enti pubblici.

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Cesena, false fideiussioni per oltre 200 milioni di euro. Otto arresti

Cesena, false fideiussioni per oltre 200 milioni di euro. Otto arresti

Associazione a delinquere finalizzata all’abusivismo finanziario, bancarotte e truffe. Tra queste il tentato acquisto dell’Olidata l’azienda romagnola primo produttore di pc in Europa

Cesena,  16 gennaio 2018

I militari della Guardia di Finanza di Forlì-Cesena, sotto la direzione della Procura hanno eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare (2 in carcere e 6 nella misura degli arresti domiciliari) nell’indagine condotta nei confronti di un’associazione a delinquere, operante in Italia ed all’estero, dedita alla commissione di una pluralità di reati quali: l’abusivismo finanziario, la bancarotta fraudolenta, truffe, anche aggravate, realizzate mediante emissioni di garanzie fideiussorie false, ricettazione ed appropriazione indebita.

Gli accertamenti, avviati nel 2016, hanno portato alla denuncia di 34 persone, delineando le ramificazioni e la struttura dell’associazione a delinquere che, pur avendo sede nel territorio forlivese operava anche in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia attraverso più società.

Importante, al fine della ricostruzione delle movimentazioni finanziarie, l’apporto fornito dalle segnalazioni per operazioni sospette generate dai presidi antiriciclaggio che hanno consentito d’individuare ingenti flussi finanziari dirottati anche su banche estere site nel Principato di Monaco e Malta. Nello specifico, il modus operandi dell’associazione guidata  Francesco Delle Cave, originario di Afragola ma residente a Sessa Aurunca, e Giovanni Davide Ferreri di Siracusa prevedeva l’emissione di false polizze fideiussorie a favore di terzi soggetti procurandosi illeciti guadagni;

l’individuazione  di società che versavano in grave crisi finanziaria, acquisendole attraverso società di comodo create ad hoc ed intestate a ‘teste di legno’ prive di fonti reddito come la International Cofidil con sede legale a Desenzano ma operante a Napoli o comunque sempre società riconducibili ai due promotori e la stipula di contratti d’affitto d’azienda attraverso i quali garantirsi la gestione dell’azienda acquisita in ogni suo aspetto procedendo alla definitiva spoliazione di tutti i beni finanziari e strumentali, anche mediante la contestuale rivendita a terzi soggetti.

Ma in più venivano forniti alla platea dei creditori delle aziende acquisite, false garanzie fideiussorie, per altro dietro il pagamento di lauti corrispettivi, al fine di procrastinare nel tempo ogni attività volta al soddisfacimento dei propri crediti. Con riferimento alle false garanzie fideiussorie, le stesse venivano immesse sul mercato a nome di uno “pseudo” istituto di credito con sede a Londra, di altro istituto di credito realmente operante ma totalmente all’oscuro di tali operazioni, con sede a Stoccolma, nonché attraverso società finanziarie italiane non abilitate e prive di qualsiasi copertura finanziaria atta a soddisfare i creditori.

Nel corso dell’articolata attività investigativa è stato già accertato il pagamento di premi per un capitale garantito pari a circa 50 milioni di euro mentre sono in corso ulteriori accertamenti su polizze che si ritiene possano essere state proposte – stipulate per ulteriori 150 milioni.

Tra i beneficiari delle false polizze fideiussorie, oltre a privati ed imprenditori, figurano anche istituti di credito ed enti pubblici; allo stato 150 risultano gli episodi di truffa ricostruiti.

Tra questi si segnala il tentato acquisto della Olidata Spa, storica azienda romagnola leader nazionale nel settore dell’Ict e primo produttore di pc in Europa.

L’acquisizione, tentata attraverso il coinvolgimento di un investitore – già noto alle cronache giudiziarie per aver tentato la scalata della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – che utilizzando un fondo del Qatar avrebbe acquisito quote della società cesenate, veniva bloccata dallo stesso management Olidata a seguito di riscontri effettuati sulla “consistenza” del fondo.

Ai domiciliari anche la figlia di Francesco Delle Cave, Gesualda, e il marito di questa Mario Sorrentino residenti a Casoria.

Tratto da Il Resto del Carlino

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False fideiussioni per 250 mln,sequestri

False fideiussioni per 250 mln,sequestri

GdF Napoli individua 19 broker e 7 società,sigilli 650mila euro

(ANSA) – NAPOLI, 10 NOV – Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli ha sequestrato circa 650 mila euro, individuati nelle casse di 7 società riconducibili a 19 broker, alcuni abusivi, accusati di aver collocato fideiussioni prive di copertura finanziaria prevalentemente a enti pubblici come ministeri, università, regioni e comuni. Gli indagati sono tutti accusati di abusivismo finanziario e tentata truffa ai danni dello Stato. Le indagini delle fiamme gialle avevano già fatto luce su un gruppo di società che tra il 2012 e il 2014 risultavano aver emesso migliaia di polizze fideiussorie fasulle per 250 milioni di euro. I broker in contatto con le società emittenti, attiravano i clienti con condizioni estremamente vantaggiose e chiudevano i contratti intascando parte dei proventi e rilasciando alle vittime polizze inesigibili. Gli ideatori del sistema truffaldino sono gli stessi al centro di un’altra operazione antiriciclaggio della Procura di Napoli risalente al 2016. (ANSA).

Tratto ANSA

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Fideiussioni truffa, l’allarme di Bankitalia

Le garanzie sono chieste ormai in moltissimi casi, dagli appalti al versamento di anticipi per case in costruzioni alle gare sportive. Accanto alle banche e alle compagnie assicurative abilitate a rilasciarle, un giro di società che non hanno il titolo e neanche il patrimonio. Le inchieste della Guardia di Finanza, la denuncia e il monitoraggio di via Nazionale

ROMA – Dovrebbero garantire, ma invece spesso si rivelano carta straccia. Le fideiussioni sono sempre più a rischio: la Guardia di Finanza negli ultimi mesi ha scoperto truffe miliardarie, come il caso della stamperia clandestina che in un appartamento di Latina ha sfornato polizze fideiussorie false per mezzo miliardo, rilasciate per garantire appalti pubblici e privati e tutela ambientale. E non si tratta neanche della cifra più alta: nel febbraio 2016 a Roma è stato scoperto un giro di Confidi apparentemente legale (erano abilitati a fornire garanzie per le Pmi loro socie) ma che avevano costituito una filiera gigantesca che aveva rilasciato false garanzie per oltre un miliardo.

E’ un giro criminale che si è sviluppato man mano che sempre più leggi hanno previsto il rilascio di fideiussioni: si va dall’installazione di impianti fotovoltaici al visto turistico di un cittadino straniero ai diritti doganali, a volte persino per concorsi a premi o l’iscrizione a campionati sportivi. I casi più diffusi sono gli acconti per le case in costruzione e le gare di appalto pubbliche: il nuovo codice degli appalti richiede una garanzia pari al 2% al momento della presentazione della domanda, e se la società risulta vincitrice del 10%, prima di dare inizio ai lavori. Il moltiplicarsi dei casi in cui si richiede una fideiussione si spiega con l’esigenza di garantire i vari soggetti coinvolti ma, paradossalmente, dal momento che soltanto le banche e le compagnie di assicurazione del ramo cauzioni hanno titolo a rilasciare le polizze, ha avuto l’effetto opposto: la difficoltà a ottenere delle garanzie serie. I soggetti abilitati sono pochi, magari pongono condizioni gravose, per garantirsi a loro volta, e così si è lasciato spazio a quello che è diventato un vero e proprio “network” di procacciatori, una rete capillare di broker pronta a offrire garanzie finanziarie a prezzi convenienti a chiunque ne abbia bisogno.

A denunciarlo la Banca d’Italia, che pubblica dal luglio 2015 sul proprio sito un elenco, che viene aggiornato periodicamente (l’ultimo aggiornamento è del 6 settembre) dei “soggetti segnalati per garanzie rilasciate in assenza di abilitazione”. Scorrendolo, si nota che alcune società sono ormai presenti nell’elenco da mesi: la spiegazione è semplice, la Banca d’Italia non ha alcuna autorità nei confronti di questi enti, si limita a segnalarne l’attività alle autorità competenti, e ad attendere pazientemente che vengano accertati e sanzionati gli illeciti. Se però finiscono in tribunale, o falliscono, o vengono sciolte, queste società entrano poi in un altro elenco, sempre sul sito della Banca d’Italia, quello degli intermediari o dei confidi cancellati.

Può trattarsi di soggetti non abilitati, e quindi totalmente abusivi oppure, oppure di società iscritte negli elenchi tenuti dalla Banca d’Italia, ma ad altri fini, o di Confidi “minori”. I Confidi, (Consorzi e Cooperative di garanzia collettiva fidi) in effetti sono enti che si costituiscono proprio a questo scopo: le norme ne delimitano le funzioni, stabilendo che debbano attenersi all’attività “di rilascio di garanzie collettive dei fidi e i servizi connessi o strumentali, a favore delle piccole e medie imprese associate, nel rispetto delle riserve di attività previste dalla legge”. Quello che invece accade sempre più spesso è che anche alcuni Confidi minori rilascino garanzie in modo indiscriminato, a chiunque, non avendo neanche lontanamente le risorse per tener fede agli impegni assunti.

Almeno per i Confidi minori, però, la soluzione è alle porte: il Testo Unico Bancario stabilisce che debbano essere sottoposti alla sorveglianza di un apposito Organismo, dotato anche di poteri di intervento sui propri iscritti e sottoposto a propria volta alla vigilanza della Banca d’Italia. Si attendono gli ultimi adempimenti formali da parte del Mef per l’avvio del funzionamento di questo ente: quando entrerà in campo, non eliminerà certo il rischio di fideiussioni truffa, ma certo lo restringerà notevolmente. Nel frattempo, meglio controllare con cura i requisiti di chi rilascia fideiussioni, e accertarsi che abbia i requisiti e le autorizzazioni giuste.

Tratto da La Repubblica.it

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