Finworld caos iscrizione Avellino calcio – Onix e Finworld: tutto quello che non vi hanno detto

Finworld caos iscrizione Avellino calcio: tutto quello che non vi hanno detto

Le mosse di Taccone sono fallimentari: il patron spera nella riammissione

E’ la Finworld la società che ha emesso la seconda fideiussione per l’Avellino calcio che ha gettato nel panico l’intera tifoserie avellinese.

Dopo l’errore commesso con la prima fideiussione, rivolgendosi alla società rumena Onix Asigurari, che dal 2013 fino a gennaio 2018 fu inibita dall’operare in Italia, l’Avellino calcio e Walter Taccone si sono rivolti alla Finworld spa, società con sede a Roma.

La Finworld è al centro dell’attenzione da parte del Consiglio di Stato, per le operazioni svolte dal 2017 all 11 luglio 2018, che per il momento gli è stato posto il blocco sulle operazioni.

Nei mesi scorsi il presidente della Serie C, Gravina, aveva avvisato le società della categoria di non a presentare la fideiussione con la società Finworld che, nonostante all’epoca dei fatti fosse regolare, la fideiussione emessa poteva essere invalidata in seguito alla decisione del Consiglio di Stato.

FIGC 14 Luglio il termine per presentare la fidejussione

La Figc aveva comunicato in data 14 luglio la possibilità di presentare entro 10 giorni una nuova fideiussione “La FIGC ha rappresentato che, nell’ipotesi in cui venisse accertata l’inefficacia e l’invalidità di dette garanzie, sarà concesso un termine di 10 giorni per consentire la sostituzione delle medesime con fideiussioni conformi ai requisiti previsti.” è quanto si apprende dal comunicato della Reggina calcio, in quanto la società si sarebbe rivolta in data antecedente all’11 luglio, data di decisone del Consiglio di Stato.

Insomma l’Avellino sembrerebbe aver presentato l’ennesima fideiussione nulla, invalida.

Ma c’è un se è un ma.

Altre società anche di B avrebbero utilizzato lo stesso player e stando ad alcune indiscrezioni sarebbero anche state ammesse senza riserve.

Insomma il classico casotto all’italiana che tiene in vita l’Avellino e la superficialità di Taccone.

Che ora è pronto a giocarsi tutte le carte in sede di ricorso all’eventuale Collegio di Garanzia qualora il Consiglio Federale dovesse decidere per l’esclusione.

Tratto da Sport AVELLINO

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Fidejussione traforo: “Nadejda, abilitazione tolta. Il Comune riscuota i soldi”

Fidejussione traforo: “Nadejda, abilitazione tolta. Il Comune riscuota i soldi”

Michele Bertucco e Alberto Sperotto: “Lo ha reso noto con comunicato del 18 agosto 2017 l’autorità di vigilanza italiana IVASS, richiamando il provvedimento della omologa autorità bulgara”

Nadejda, la società assicuratrice bulgara chiamata in causa da Technital nelle ultime vicende riguardanti il traforo delle Torricelle a garanzia della fidejussione di 8 milioni di euro in favore del Comune di Verona, non è più abilitata ad operare in Italia nel ramo cauzioni.

Progettato nel 2007 dall’amministrazione Tosi, ma sulla bocca di politici e cittadini da ben prima, la vicenda del Traforo delle Torricelle si arricchisce di un nuovo capitolo.
Sono Michele Bertucco, capogruppo di Verona in Comune e Sinistra in Comune, e Alberto Sperotto, a sua volta componente della lista e portavoce del Comitato anti-traforo, ad intervenire dopo gli ultimi risvolti che riguardano l’opera.

Lo ha reso noto con comunicato del 18 agosto 2017 l’autorità di vigilanza italiana Ivass, richiamando il provvedimento della omologa autorità bulgara. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno dal momento che le criticità patrimoniali di Nadejda erano note. L’unica a non accorgersene è stata la politica cittadina che finora sulla vicenda non ha battuto colpo.

Dal momento che analoga sorte (revoca dell’autorizzazione ad operare) era toccata il marzo scorso alla Finworld (l’altra finanziaria a cui si era rivolta Technital fino a quel momento), e che la stessa Technital ha più volte affermato che non sarebbe mai in grado di far fronte – da sola o in gruppo con l’Ati – ad un simile esborso, a questo punto è necessario chiedersi se sia rimasto sulla piazza un soggetto in grado di onorare gli impegni presi nei confronti della città di Verona.

Bertucco e Sperotto lanciano quindi un appello alla nuova amministrazione comunale.

Questo è quanto chiediamo di accertare alla nuova amministrazione e di fare tutto quanto è necessario affinché il Comune incassi la somma che gli è dovuta. Che cosa aspetta la Giunta – per fare un esempio – a pronunciarsi in merito al ricorso di Technital, dando il suo pieno sostegno all’avvocatura civica?

Ricordiamo che i dirigenti comunali hanno già revocato la concessione dell’appalto del traforo e disposto l’incasso della fidejussione da 8 milioni di euro, che a questo punto sono soldi dei cittadini. A seguito del ricorso al Tar da parte di Technital, l’efficacia del provvedimento è stata sospesa in via cautelativa in attesa del pronunciamento di merito del tribunale amministrativo (atteso per novembre). Probabilmente percependo odore di bruciato, lo stesso Tar aveva comunque ordinato a Technital di presentare entro 15 giorni adeguata fidejussione. Ciò non è avvenuto dal momento che, su questo specifico punto, Technital è ricorsa al Consiglio di Stato contro lo stesso Tar.

Questa girandola di ricorsi e è evidentemente parte di una tattica dilatoria a cui ha ampiamente contributo anche la precedente amministrazione Tosi che, in contrasto con gli interessi della città, aveva fatto di tutto pur di tenere in vita un progetto che tutti sapevano essere da un pezzo morto e sepolto per inadempienza dell’ex concessionario. Alla nuova amministrazione chiediamo di non farsi complice di questo piano che rischia di creare un gravo danno alla città impedendole di incassare risorse preziose da reinvestire sul territorio.

Tratto da Verona Sera

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Fideiussioni false per ANAS, RFI, Roma CAPITALE e Regione LOMBARDIA

Assicurazioni false, carta straccia le polizze che dovevano tutelare Anas, Rfi, Roma capitale e Regione Lombardia

La procura di Brescia ha scoperchiato un’associazione a delinquere che stando alle indagini fabbricava fidejussioni tarocche. Vittime una trentina di aziende private, da Systema Ambiente del gruppo Cerroni a Waste Italia. La lista dei beneficiari comprende invece enti pubblici e partecipate dello Stato, comprese Consip, Italferr e la regione Emilia Romagna

Una stamperia clandestina in un appartamento di Latina. Apostille del notaio che ricordano “il tappo di ceralacca dello spumante”. E un broker assicurativo barese con tre identità, che sul mercato si presentava come il londinese “Peter J. Carroll”. Tanto è bastato, secondo la Dda di Brescia, per rifilare polizze fidejussorie false per mezzo miliardo di euro a società che smaltiscono rifiuti e lavorano su grandi infrastrutture nazionali, lasciando scoperti settori nevralgici come la tutela ambientale e i grandi appalti pubblici. Il giro di false fidejussioni, che coprendo il rischio delle imprese private avrebbero dovuto tutelare la parte pubblica (enti e società partecipate dallo Stato) da eventuali danni o imprevisti, è stato scoperto grazie a un’indagine della Procura di Brescia, coordinata dal procuratore aggiunto Sandro Raimondi e dal sostituto procuratore della Dna Roberto Pennisi, che il 18 luglio scorso ha portato all’arresto di due persone: il broker Felice Di Gennaro, considerato il capo dell’organizzazione, e il complice rumeno Robert Kovacs.

Da Rfi a Consip: polizze false per un valore di 556 milioni – Il metodo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era incredibilmente semplice: il gruppo – considerato dai pm un’associazione a delinquere internazionale nel campo delle truffe assicurative – avrebbe sfruttato il nome di importanti società assicurative inglesi, in realtà non più operanti in Italia da diversi anni, fabbricando polizze false che venivano spedite per posta da Londra con i sigilli di uno studio notarile inglese. Vittime della presunta truffa una trentina di aziende private contraenti le polizze: da società di smaltimento rifiuti (anche pericolosi) come la Systema Ambiente di Brescia del gruppo Cerroni e la Waste Italia a imprese aggiudicatarie di grandi commesse pubbliche come il gruppo Matarrese (truffato per 120 milioni di euro), il consorzio stabile Unimed e la Esim di Bari (107 milioni) – tutti e tre impegnati in lavori per Rfi -, il gruppo D’Agostino (68 milioni) nei confronti di Italferr e la Semataf di Matera (29 milioni) sempre verso Rfi. Ma è la lista dei beneficiari delle fidejussioni inesistenti – i soggetti pubblici rimasti con un pugno di mosche – a fare impallidire: Rete Ferroviaria Italiana (332 milioni di euro), Italferr (68 milioni), Anas (33 milioni), Provincia di Brescia (17 milioni), Consip (4 milioni), Regione Lombardia (1,9 milioni), Ufficio delle Dogane di Venezia e Regione Emilia Romagna (750mila euro), Prefettura di Roma (369mila) e Roma Capitale (188mila), solo per citarne alcuni. Il totale è di 556 milioni di euro, di cui almeno 178 milioni per la tutela dal rischio ambientale.

Il Gip: “Organizzazione transnazionale per le fidejussioni tossiche” – L’indagine è cominciata nel 2014 seguendo la pista di un presunto traffico di rifiuti: dagli accertamenti del Gico della Guardia di finanza di Brescia, guidato dal colonnello Marco Tione, è emersa una polizza falsa di 3,7 milioni di euro rilasciata alla società di smaltimento rifiuti Rmb di Polpenazze (Brescia), depositata a garanzia dell’Autorizzazione integrata ambientale emessa dalla Provincia di Brescia. Gli investigatori si accorgono che la società inglese che aveva emesso la fidejussione, la Fgic Uk Ltd, secondo la banca dati dell’Ivass non operava più in Italia dal 2008: parte così un’indagine che dai broker intermediari arriva fino agli assicuratori che operavano per la “finta” Fgic Uk Ltd, scoprendo una “organizzazione transnazionale dedita allo smercio di fidejussioni tossiche – scrive il Gip Paolo Mainardi nell’ordinanza di custodia cautelare – che, proposte a costi concorrenziali, consentono a chi le acquista di adempiere agli obblighi previsti nell’ambito di gare d’appalto”. La bresciana Rmb, azienda di recupero metalli e rifiuti speciali, scoperta la truffa nel settembre 2015 ha subito presentato un’altra garanzia.

Un broker con tre identità – Ma le indagini della Finanza nel frattempo si erano estese a tutti i contratti stipulati tra il giugno 2014 e l’ottobre 2015 dalla rete di falsi assicuratori (undici in tutto gli indagati), che operavano impropriamente sia con il nome di “Fgic Uk Ltd” che con quello di “Assured Guarany Ltd”. Secondo le dichiarazioni di un indagato, negli interrogatori tenuti presso la sede della Dna di via Giulia a Roma (che per la gravità del fenomeno nel 2015 ha diramato un’allerta a tutte le Procure, tutta l’organizzazione sarebbe ruotata intorno a un broker inglese di nome “Peter J. Carrol”, per gli inquirenti nient’altro che l’alter ego di Di Gennaro, ex assicuratore residente da anni a Latina in grado di parlare fluentemente l’inglese e con forti agganci professionali nella capitale britannica. Oltre al falso nome Carrol, Di Gennaro avrebbe usato anche l’alter ego “Bardella”, presentato a intermediari e clienti come suo fantomatico collaboratore. Di Gennaro dal canto suo rigetta le accuse: “Ogni addebito sarà chiarito nelle sedi opportune – fa sapere a Ilfattoquotidiano.it il suo legale, Pierpaolo Fischetti -: il mio cliente si dichiara innocente e lo dimostrerà, come ha saputo fare in occasione di altre inchieste poi finite archiviate. Il capo di imputazione si basa essenzialmente sulle accuse di un unico dichiarante la cui attendibilità sarà saggiata nell’istruttoria dibattimentale”. Ma le indagini continuano: “Abbiamo una rogatoria ancora pendente con il Regno Unito – fa sapere a Ilfattoquotidiano.it una fonte investigativa -. Per ora abbiamo accertato le polizze emesse nell’arco di soli 12 mesi, ma crediamo che una grossa fetta del rischio possa essere scoperta a livello nazionale”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

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IVASS Comunica: Nadejda polizze contraffatte

Comunicato IVASS: riscontrate polizze fidejussorie contraffatte della Insurance Company Nadejda AD

24 novembre 2016 – L’IVASS rende noto che l’impresa di assicurazione:

INSURANCE COMPANY NADEJDA AD

con sede in Bulgaria – 999, “VETS Simeonovo” 1700 Sofia – ed abilitata ad operare in Italia in regime di libera prestazione di servizi anche nel ramo 15 (cauzione), nell’ambito del quale rientra il rilascio di polizze fideiussorie, ha comunicato di aver riscontrato in Italia alcune polizze fideiussorie contraffatte a proprio nome.

Al fine di consentire agli assicurati e ai beneficiari delle polizze di verificare la genuinità delle polizze stesse, l’impresa ha messo a disposizione i seguenti indirizzi email, ai quali è possibile scrivere anche in lingua italiana:

– nadejda@pec.studiolegalelucia.com;

– office.it@zknadejda.bg;

– v.s@zknadejda.bg.

E’ inoltre possibile telefonare ai seguenti recapiti dell’impresa:

003592 962 8768; 003592 962 0534.

Si raccomanda di non richiedere attestazioni di veridicità delle polizze a soggetti diversi dall’impresa.

I consumatori possono chiedere chiarimenti ed informazioni al Contact Center dell’IVASS al numero verde 800-486661 dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 14.30.

Si invitano gli Organi di informazione a dare il massimo risalto al presente comunicato nell’interesse degli utenti.

Tratto da Assicuriamoci Bene

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False fideiussioni, nel chietino svolte perquisizioni

False fideiussioni, nel chietino svolte perquisizioni

In una inchiesta nazionale sulle false fideiussioni, nel chietino scattano perquisizioni dei finanzieri di Bologna

L’inchiesta riguarda due distinte organizzazioni criminali che, operando di fatto allo stesso modo, gestivano due consorzi di garanzia fidi che rilasciavano garanzie fideiussorie a prezzi vantaggiosi ma senza disporre delle previste autorizzazioni e senza le coperture finanziarie per far fronte alle stesse. Perquisizioni anche nel chietino della Guardia di Finanza di Bologna, nell’ambito dell’operazione ‘Carta straccia’, coordinata dal Pm Marco Forte. 22 le persone denunciate, a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, riciclaggio e truffa. Latitante un destinatario di provvedimento di arresto. Sottoposti a sequestro 600.000 euro, su disposizione di Gip. Perquisizioni e sequestri nelle province di Bologna, Milano, Roma, Napoli, Frosinone, Varese, Chieti e Taranto, con il coinvolgimento anche delle Procure di Milano e Cassino.

IL GIRO DI FALSE FIDEIUSSIONI SUPERAVA I 100 MILIONI – Le indagini del nucleo di polizia tributaria hanno ricostruito il ‘modus operandi’ delle due organizzazioni, la prima legata al Consorzio Italia Fidi, la seconda al Consorzio fra cooperative di garanzia fidi e associazioni autonome di Conafi. I consorzi, secondo l’accusa, individuavano potenziali clienti, enti pubblici e soggetti privati, con pubblicità sul web o attraverso una rete di broker, anch’essi finiti indagati per aver indirizzato la clientela verso prodotti finanziari fasulli, attivi in varie città. Le garanzie fideiussorie offerte avevano prezzi vantaggiosi, il 50-60% in meno di quelli di mercato. Oltre all’emissione delle garanzie senza titolo, è emersa anche la distrazione di somme mentre era in corso la procedura fallimentare, con la conseguente contestazione di bancarotta fraudolenta. Circa tre milioni di euro arrivati dai clienti, attraverso manovre finanziarie, sono stati movimentati su conti intestati a società italiane ed estere, poi ‘polverizzate’. I 600mila euro sequestrati sono le risorse che si è riusciti a bloccare, prima che scomparissero definitivamente.

Nel primo caso, tra il 2013 e l’aprile 2015, data del fallimento del consorzio, sono contestate operazioni garantite per circa 16 milioni, pari a 23 polizze fideiussorie, con un ingiusto profitto a danno dei clienti di circa 206mila euro: 10 beneficiari erano enti pubblici; nel secondo filone d’indagine si tratta invece di operazioni garantite per 50 milioni, 445 fideiussioni emesse, di cui 114 a favore di enti pubblici e 331 a persone fisiche o giuridiche: in questo caso l’ingiusto profitto calcolato dagli investigatori è di circa un milione.

Tratto da Rete8

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False fidejussioni per 100 milioni: truffati cittadini ed enti pubblici

False fidejussioni per 100 milioni: truffati cittadini ed enti pubblici

Clienti accalappiati sul web o attraverso una rete di broker compiacenti: venivano offerte garanzie fidejussorie a prezzi vantaggiosi, per poi scoprire che per erano solo carta straccia. 22 denunce, sequestrate disponibilita’ finanziarie per 600.000 euro

False fidejussioni per 100 milioni di euro, 22 persone denunciate e sequestrate disponibilita’ finanziarie per 600.000 euro: è il bilancio dell’ operazione “carta straccia” condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Bologna, che hanno scoperto “due distinte organizzazioni criminali che, operando di fatto allo stesso modo, gestivano due Consorzi di Garanzia Fidi felsinei che rilasciavano garanzie fideiussorie senza disporre delle previste autorizzazioni ed in carenza delle coperture finanziarie per far fronte alle stesse”.

Complessivamente sono state denunciate 22 persone, a vario titolo per i reati di associazione a delinquere finalizzata principalmente all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria, riciclaggio e truffa. Nei confronti di uno di questi, resosi irreperibile, sono ancora in corso le ricerche tese al rintraccio ai fini dell’arresto. Sono stati inoltre sottoposti a sequestro 600.000 euro.

Nello specifico, le indagini svolte dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria, partite inizialmente dallo sviluppo di mirati controlli antiriciclaggio, hanno permesso di ricostruire il “modus operandi” delle due organizzazioni che prevedeva l’individuazione dei potenziali clienti mediante pubblicità sul web o procacciati attraverso una rete di broker compiacenti operanti sull’intero territorio nazionale a cui poi venivano offerte garanzie fidejussorie a prezzi molto vantaggiosi (pari a circa il 50-60% in meno di quelli di mercato).
Gli approfondimenti investigativi svolti su queste operazioni hanno fatto – sottolinea la GDF – “emergere gravi violazioni in capo ai responsabili dei Consorzi interessati resisi responsabili oltre che dell’emissione delle fidejussioni senza averne titolo (ipotesi questa configurante il reato di “esercizio abusivo dell’attività finanziaria”), anche della distrazione di somme dalle società consortili in costanza della procedura fallimentare, nel frattempo avviata – incorrendo così nel reato di bancarotta fraudolenta”.
Sono state anche  accertate responsabilità penali anche nei confronti dei broker, colpevoli di aver indirizzato la propria clientela verso i suddetti Consorzi, proponendo, di fatto, prodotti finanziari “fasulli”.

Alla fine gli ignari contraenti/beneficiari, costituiti sia da soggetti privati che enti pubblici, convinti di avere tra le mani una polizza di garanzia hanno scoperto, loro malgrado, come in realtà le stesse non fossero altro che “carta straccia” subendo, di conseguenza  gravi danni economici allorquando si sono trovati di fronte all’impossibilità di escutere la fideiussione sottoscritta.

Le somme illecitamente introitate dai clienti, pari a circa 3.000.000 di euro, attraverso una serie di “alchimie contabili” e manovre finanziarie, sono state movimentate tra conti correnti intestati a società nazionali ed estere per poi essere polverizzate attraverso la connivenza di soggetti terzi che si sarebbero prestati al “gioco”, e che sono stati denunciati per il più grave reato di riciclaggio.
Le Fiamme Gialle bolognesi sono riuscite a ricostruire le movimentazioni finanziarie e a risalire a quei conti in cui le somme erano ancora depositate riuscendo a “bloccare” 600.000 euro prima che potessero scomparire definitivamente.

Tratto da Bologna Today

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Fideiussioni false per 170 milioni: mille truffati, arrestate tre persone

Fideiussioni false per 170 milioni: mille truffati, arrestate tre persone

L’AQUILA – Sono in corso di notifica da parte dei militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza dell’Aquila tre ordinanze di custodia cautelare, di cui una in carcere e due ai domiciliari, ed un provvedimento di divieto dell’esercizio dell’attività professionale emessi dal locale GIP su richiesta della Procura della Repubblica aquilana nei confronti di altrettanti soggetti responsabili dei reati di truffa aggravata (art. 640, commi 1 e 2 c.p.), associazione per delinquere ( art. 416 c.p.), abusiva attività finanziaria (art. 132 del D.Lgs 385/93), false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.), formazione fittizia del capitale (art. 2632 c.p.), ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza (art. 2638 c.c.) e di dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs 74/2000).

Gli arrestati sono C.L. (classe ’63), M.G. (classe ’42), S.R. (classe ’40) nella loro qualità, rispettivamente, di Amministratore Delegato, Presidente del Collegio Sindacale e Presidente del Consiglio d’Amministrazione della Confideuropa S.c.p.a., con sede legale a L’Aquila ed unità operativa a Colleferro (RM). Il professionista raggiunto dal provvedimento di divieto dell’esercizio temporaneo dell’attività è A.A. (classe ’49) nella sua qualità di Sindaco supplente della Confideuropa S.c.p.a.

La vicenda che ha portato agli odierni arresti ha avuto inizio con un’ispezione antiriciclaggio avviata dagli investigatori delle fiamme gialle nel mese di aprile del 2014, a seguito di due segnalazioni: l’una proveniente dalla Banca d’Italia, concernente il presunto esercizio abusivo dell’attività svolta dalla Confideuropa S.c.p.a. e l’altra dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, avente ad oggetto alcune operazioni bancarie sospette poste in essere dal suo Presidente del Consiglio d’Amministrazione.

L’ispezione della Guardia di Finanza faceva emergere sin da subito ed in maniera inequivocabile che la società controllata, in assenza dei requisiti richiesti dalla legge, aveva emesso un numero elevatissimo di fideiussioni nei confronti del pubblico.

Alla luce di ciò, informata della circostanza la locale Procura della Repubblica, venivano immediatamente avviate mirate e complesse indagini di polizia giudiziaria volte a far luce sull’effettiva operatività dalla CONFIDEUROPA e sui reali servizi finanziari dalla stessa resi.

Nel corso delle investigazioni, i finanzieri rinvenivano ed acquisivano presso le sedi della società nonché presso il domicilio di alcuni indagati copiosissima documentazione afferente le fideiussioni emesse dalla società (più di mille) oltre che l’elenco dei consorziati. Veniva così accertato che le garanzie erano state prestate in favore di soggetti fisici e giuridici non consociati ed enti pubblici vari in palese violazione delle norme contenute nel Testo UnicoBancario che consentono ai c.d. confidi minori (qual è l’attività della CONFIDEUROPA) di garantire soltanto i consociati. La CONFIDEUROPA, così operando, oltre ad esercitare abusivamente l’attività finanziaria, si sottraeva alla vigilanza della Banca D’Italia, occultando, di fatto, il reale oggetto sociale.

Le numerose acquisizioni documentali e testimoniali eseguite dalle Fiamme Gialle permettevano inoltre di accertare che le assemblee della società non si erano mai effettivamente tenute, specie quelle nelle quali veniva deliberato il ripianamento delle perdite o l’aumento del capitale sociale o comunque risultavano ideologicamente false. Nel ripianamento delle perdite erano infatti state, solo formalmente, coinvolte società fallite o sottoposte a sequestro e gli aumenti di capitale sociale effettuati attraverso la costituzione di un Fondo di Garanzia Consortile, per un valore nominale pari a quasi 10.000.000 di euro,in cui confluivano i crediti “fittizi” delle medesime società fallite o sequestrate.

Ma la descritta e accertata formazione del falso fondo consortile di garanzia, oltre ad integrare i reati di cui agli artt. 2621 (false comunicazioni sociali), 2638 (Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle Autorità pubbliche di vigilanza) e 2621 (False comunicazioni sociali) c.c., costituivano, così come scoperto dalla Guardia di Finanza, l’antefatto per la commissione di numerosissime truffe sia nei confronti di soggetti privati 8 (800 circa) che di Enti pubblici (350 circa).

Veniva infatti accertato che i soggetti attinti dai provvedimenti cautelari appena eseguiti commercializzavano polizze fideiussorie fittizie, ossia del tutto prive di copertura finanziaria, così traendo in errore e danneggiando non soltanto i contraenti delle singole polizze (che pagavano un premio per una garanzia inesistente), ma anche i beneficiari finali delle polizze stesse che, in caso di insolvenza del soggetto contraente, non avrebbero mai potuto procedere all’escussione.

La spregiudicatezza degli indagati emergeva in tutta la sua evidenza nel momento in cui veniva tentata l’escussione della garanzia, quando, quindi, per evitare la scoperta del meccanismo criminale, tentavano, con scuse di varia natura, di dilazionare nel tempo il pagamento nei confronti del garantito, continuando, medio tempore, a vendere nuove polizze e ad incassare nuovi premi.

Quanto ai casi esaminati dai Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria (oltre 1000 prodotti fideiussori), si riscontrava un’elevatissima sinistrosità, evidentemente dovuta al fatto che gli indagati, attraverso la Confideuropa, avendo interesse esclusivo all’incasso del premio, avevano rilasciato le polizze senza operare alcuna verifica preliminare sul contraente, per altro non consociato, ne alcuna istruttoria sulla solvibilità dello stesso (contrariamente a quanto prevede la normativa di settore e, comunque, a quanto di routine effettua ogni istituto di credito o compagnia assicurativa).

Tra le varie condotte artificiose disvelate dagli investigatori vi era indubbiamente quella di offrire in vendita i prodotti fideiussori ad un prezzo inferiore a quello di mercato così da allettare un numero quanto più elevato possibile di contraenti. Particolarmente ingente risultava infatti il profitto dell’illecita operazione, consistito nei premi incassati, senza, in sostanza, aver sostenuto alcun costo, ne essersi accollati alcun rischio. Ma ancor più ingente era il danno causato, di gran lunga superiore al profitto, tenuto conto del rapporto tra l’importo del premio corrisposto ed il capitale garantito: le indagini permettevano infatti di rilevare che la Confideuropa aveva rilasciato dal 2011 al 2015 polizze fideiussorie garantendo capitali per oltre 170.000.000 milioni di euro, incassando premi per quasi 3.000.000 di euro.

Gli investigatori, infine, pure in assenza della documentazione contabile della società, risultata distrutta e/o occultata, passando al setaccio i conti correnti intestati alla Confideuropa, accertavano l’occultamento di materia imponibile per 900.000 euro circa costituita dall’incasso dei premi derivanti dall’attività finanziaria abusivamente svolta.

L’operazione di servizio testimonia il costante sforzo profuso dalla Guardia di Finanza nel contrastare i fenomeni di abusivismo bancario e finanziario e nel reprimere tutte le forme di truffa che dietro ad essi si celano.

Lunedì 3 Ottobre 2016 – Ultimo aggiornamento: 04-10-2016 11:02

Tratto da Il Messaggero

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Lega Pro garanzie da società gravemente dissestata

Fidejussioni, a 20 club di Lega Pro garanzie da una società gravemente dissestata

Si chiama Gable ed è una piccola compagnia di assicurazioni in gravi difficoltà finanziarie. Lunedi 12 settembre la società ha annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla Borsa inglese. A prima vista le difficoltà della Gable non sembrano avere nulla a che fare con l’Italia. Ma solo a prima vista, visto che molte società di calcio italiane, a cominciare dalla Sampdoria di Massimo Ferrero, stanno seguendo con con grande attenzione i prossimi sviluppi della Gable story.
Il motivo di tanto interesse sta scritto in un file di documenti riservati consultati dal settimanale L’Espresso, che in un ampio dossier riporta e descrive l’accaduto.
Le carte dimostrano che almeno un terzo delle 60 squadre di Lega Pro, la vecchia “serie C”, ha potuto iscriversi al campionato grazie alle garanzie, in gergo tecnico fideiussioni, siglate nel giugno scorso dalla compagnia che ora si trova sull’orlo del fallimento. I contratti, regolarmente depositati in Federcalcio, riguardano anche club dalla lunga e blasonata storia come Mantova, Modena Reggina e Venezia. Tutti si sono affidati a Gable, per un totale di 20 polizze del valore di 350 mila euro ciascuna.

L’elenco, secondo L’Espresso, comprende anche alcune società di serie B. Tra queste c’è di sicuro il Bari. La Sampdoria ha invece bussato alla società quotata a Londra per ottenere una garanzia sui debiti del calciomercato che ammontano in totale a circa 12 milioni di euro. Nessun segreto, sta tutto scritto nel bilancio 2015 della squadra blucerchiata.
Gable holding, capofila del piccolo gruppo finanziario, batte bandiera di un paradiso fiscale caraibico, le Isole Cayman. La società che vende le polizze, invece, ha uffici a Londra ma la sede legale si trova a Vaduz, in Liechtenstein, minuscolo principato alpino notoriamente non proprio all’avanguardia in fatto di trasparenza. In Italia però, gli organi di controllo della Federcalcio (Figc) non hanno avuto nulla da obiettare di fronte alla proliferazione di polizze targate Gable.
“Tutto regolare”, è stato il verdetto di luglio al termine dei controlli di rito. Eppure, già a maggio, la compagnia aveva lanciato un primo segnale d’allarme correggendo al ribasso le anticipazioni sui risultati del 2015 pubblicate a fine marzo. Giusto un paio di mesi dopo si è scoperto che il bilancio dell’anno scorso è andato in perdita per 25 milioni di sterline, quasi 30 milioni di euro, con mezzi propri ridoni al lumicino: circa 3 milioni di sterline (3,5 milioni di euro).

Per tirare avanti, il piccolo gruppo assicurativo ha quindi bisogno urgente di nuovi capitali. La ricerca di finanziatori è in corso da mesi, per ora senza successo. E allora i conti restano in bilico. La compagnia ha di fatto interrotto l’attività commerciale, quindi non venderà nuove polizze, anche se dichiara di essere in grado di onorare gli impegni con gli assicurati. Sul mercato però la fiducia è al minimi, come dimostra il prezzo di Borsa del titolo Gable, crollato del 90 per cento nell’arco di un anno, da 24 a 2 sterline. A questo punto nel mondo del calcio molti si chiedono quale valore possano avere le garanzie prestate da una società con i conti così disastrati.
Non sono molti gli operatori finanziari disposti a firmare fideiussioni a favore di squadre di calcio, soprattutto quelle delle serie minori. Da anni la Lega Pro deve fare i conti con i guai di bilancio di decine di squadre. In estate ben 12 club hanno dato forfait o sono stati esclusi d’autorità ancora prima dell’inizio del campionato. In luglio è così partita la corrida dei ripescaggi con l’obiettivo di formare i tre gironi regolamentari da venti squadre ciascuno.
Le norme federali impongono una fideiussione da 350 mila euro per accedere al torneo di Lega Pro, che diventano 800 mila per la “B”. Sono poi previste garanzie supplementari per le società che non rispettano alcuni parametri di bilancio come per esempio quelli che riguardano il rapporto tra i ricavi e il costo del lavoro, cioè gli ingaggi dei calciatori. Per presentarsi con le carte in regola alla scadenza di fine giugno, i manager di molte squadre hanno dovuto fare i salti mortali
La ricerca di un garante si sarebbe rivelata ancora più difficile se l’anno scorso l’Antitrust non avesse ribaltato una precedente delibera della Figc che aveva ristretto alle sole banche la possibilità di emettere fideiussioni a favore di squadre di calcio. Risultano: dal 2015 anche le compagnie di assicurazioni e le altre società finanziarie autorizzate da Bankitalia possono avallare gli impegni dei club per l’iscrizione al campionato. Liberi tutti, allora. E a quanto pare la Gable ha fatto da mattatore sul mercato del pallone, dove pure sono attive altre compagnie semisconosciute come la Elite Insurance di Gibilterra o la bulgara Nadejda.

Tratto da Calcio e Finanza

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Ritardi e false fideiussioni a rischio l’Interporto di Bari

Ritardi e false fideiussioni a rischio l’Interporto di Bari

Degennaro: noi siamo stati truffati. Il progetto finanziato nel 2009

BARI: Il raddoppio dell’interporto regionale della Puglia, uno dei grandi progetti previsti dalla programmazione comunitaria 2007-2013, è in grave ritardo. Per questo la Regione ha avviato la revoca del finanziamento da 90 milioni di euro, concesso a fronte di un investimento da 150 milioni. Una revoca che era stata congelata dopo che la società della famiglia Degennaro aveva depositato una fideiussione a garanzia dei 9 milioni di anticipo erogati nel 2009, ma che è ripartita alcuni giorni fa quando è venuto fuori che la fideiussione era falsa.
La situazione è delicatissima, perché gli interessi in gioco sono molto alti: si tratta di realizzare altri 230mila metri quadri di aree attrezzate per la movimentazione delle merci dal ferro alla gomma, acquisendo anche l’ex scalo Ferruccio di proprietà del gruppo Fs. Un progetto ambizioso che ora rischia uno stop. «Quello delle fideiussioni è un mondo complicato – rassicura però l’ad di Interporto, Davide Degennaro – e sono stato io stesso a fare la verifica e ad accorgermi che c’era un problema, tanto che ci siamo rivolti alla Procura della Repubblica. Stiamo per presentare alla Regione una nuova polizza». Ma gli uffici dell’assessorato ai Trasporti, dopo un controllo con l’Ivass, hanno accertato che la Gable Insurance, una società con sede in Liechtenstein, è tra quelle di cui circolano in Italia fideiussioni contraffatte: e dunque, con ogni probabilità, anche la Regione manderà le carte in Procura.
Il problema principale del raddoppio dell’interporto, che sorge alle porte di Bari, è però quello dei tempi. A inizio dicembre la giunta Emiliano aveva concesso alla società di spacchettare l’intervento, suddividendolo tra nuova e vecchia programmazione comunitaria: 15 milioni sul 2007-2013 e gli altri 135 sul nuovo piano 2014-2020. Tuttavia a oggi (il termine per l’impegno dei fondi 2007-2013 è scaduto a dicembre) l’Interporto ha rendicontato soltanto 2,5 milioni su 15, pari al costo delle progettazioni. Dunque è scattato il procedimento di revoca, che comporta anche la restituzione dei 9 milioni ottenuti nel 2009. La società ha così consegnato una fideiussione per l’importo dell’anticipo, ma – appunto – è saltato fuori che la polizza era falsa nonostante Interporto si sia rivolto a un broker autorizzato dalla compagnia finanziaria.

Nel frattempo, Fs Logistica ha fatto sapere alla Regione che Interporto non ha erogato l’indennità di esproprio da 10,4 milioni per l’acquisizione delle aree dell’ex scalo merci «Ferruccio» di Bari, area che dovrebbe essere inglobata nel raddoppio. E dunque Fs ha chiesto che la Regione revochi l’esproprio, oppure che si accolli il costo dell’operazione: ipotesi giudicate entrambe impercorribili.
I ritardi deoll’opera rischiano soprattutto di compromettere il credito che la Regione ha ottenuto a Bruxelles sull’interporto. La possibilità di spalmare grandi progetti tra più cicli di programmazione è concessa a determinate condizioni, tra le quali l’obbligo che il primo lotto del progetto sia completato ed entri in funzione entro i termini di chiusura del corrispondente ciclo di programmazione: in questo caso, il termine è il prossimo 30 giugno. Certo, la Regione potrebbe sempre ri-proporre il raddoppio dell’interporto come nuovo progetto nel piano 2014-2020, ma questo significherebbe ricominciare da capo la fase istruttoria: e considerando che si tratta di un’opera approvata nel 2009 e pensata molti anni prima, le valutazioni potrebbero essere molto diverse.
Sul punto l’assessore ai Trasporti, Gianni Giannini, è estremamente cauto: «È in corso una istruttoria – dice – e finché non verrà completata non posso fare previsioni o valutazioni». La società Interporto nel frattempo sta anche cercando nuovi finanziatori. Negli scorsi mesi si era parlato del fondo specializzato Kant Capital, ora c’è l’ipotesi di un investitore tedesco.

Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno

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Fidejussioni tossiche, pronto il dossier

Fidejussioni tossiche, pronto il dossier di Ucic-Prc: “Sia ristabilita la verità”

Presentato il documento che ricostruisce la storia dei quasi 16 milioni di euro in false garanzie. Attacco all’amministrazione: “Nasconde le sue responsabilità”

Fidejussioni tossiche, pronto il dossier di Ucic-Prc: “Sia ristabilita la verità”

‘Il silenzio degli insolventi – Il sistema delle fidejussioni tossiche a Pisa’. Si intitola così il dossier redatto da ‘Una Città in Comune’ e Rifondazione Comunista che come dice nell’introduzione tratta del “naufragio della ‘Pisa dei miracoli’ fra fidejussioni tossiche, speculazione edilizia e irresponsabilità amministativa”. In 22 pagine si riassume quelle che sono state le indagini della formazione politica, con dettagli ed analisi circa le 31 polizze ‘carta straccia’ per un valore di 15 milioni e 800mila euro di garanzie inefficaci.

Il documento è stato presentato dal consigliere comunale Francesco Auletta, dal segretario provinciale di Rifondazione Comunista Andrea Corti, da Guido Cerbai del Circolo Prc di Porta a Mare e dall’avvocato Claudio Bonelli. Sarà presentato nelle prossime occasioni pubbliche, intanto è lo stesso Auletta ad introdurre l’obiettivo politico del dossier: “Ristabilire la verità, visto che l’amministrazione sembra voglia chiudere tutto a tarallucci e vino, magari approvando in Consiglio Comunale la relazione votata in Commissione, dando qualche sanzione ai dipendenti e così scaricare la responsabilità che è invece tutta politica”.

L’esponente di Ucic-Prc informa che a fine ottobre la lista stessa ha presentato 2 esposti in Procura, prima del Comune, più una segnalazione il 24 dicembre alla Corte dei Conti. Appare quindi probabile che la vicenda stia proseguendo il suo iter in tali organi di controllo, a cui viene chiesto anche di verificare se “l’importo delle fidejussioni sia stato pari, come previsto dalle convezioni, al costo delle opere maggiorato del 30%”.

“Definiamo ‘sistema’ quello delle fidejussioni di Pisa non per caso – sostiene sempre Auletta – dato che in 2 mandati il sindaco non ha mai disposto nessun controllo. Lo ha fatto solo il 29 ottobre 2015 con la lettera alla Banca d’Italia, il giorno dopo che denunciammo le fidejussioni della Sviluppo Navicelli. Su 15,8 milioni di polizze false l’80% viene da 4 società, Navicelli, Boccadarno, Gruppo Bulgarella e Cooper 2000. Le prime due poi hanno come unico insieme Stefano Bottai, sono quindi in pratica 3 gruppi imprenditoriali, che peraltro si rivolgevano alle stesse società finanziarie fittizie, perpetrando comportamenti omissivi di mancato avviso al Comune circa il fallimento degli enti che emettevano le fidejussioni. Perché non hanno mai preso misure in merito o chiarito pubblicamente le loro posizioni?.

La vicenda comporta danni anche alle casse comunali, come è stato per il centro di raccolta rifiuti di via del Gargalone: “E’ stato rifinanziato con 250mila euro con la variazione di bilancio di novembre – ricorda Auletta – un danno conclamato. Di questo e di tutto il resto deve rispondere l’amministrazione, per noi è una battaglia politica. Sapeva da gennaio 2015 di problemi, da quando tornò indietro la raccomandata alla Union Credit, ma non fece niente. E’ lei a dare direttive agli uffici. Ha steso tappeti rossi per pochi imprenditori, accumulando 6,2 milioni di crediti da Bulgarella di imposte non pagate, con il porto di Pisa che deve ancora 8 milioni per i terreni non pagati. Facile così fare gli imprenditori”.

Sulla questione del lavoro si concentra Andrea Corti: “Le avvisaglie sia stampa che istituzionali c’erano per accorgersi di quanto stava accadendo ed era compito degli amministratori controllare. Con queste pratiche si è generata una distorsione del mercato ai danni della parte di imprenditoria sana: verso questa parte lesa l’amministrazione non si è mai fatta sentire, un segno di posizione poco super partes”.

Sul lato tecnico a delineare i margini oscuri della vicenda è l’avvocato Claudio Bonelli, ex assessore degli anni ’60-’70. Colpisce il professionista la somma irrisoria che sono costate le fidejussioni, cioè quanto ha pagato l’imprenditore per avere la garanzia. In un caso, su 2 milioni e 149mila euro, è stata versata la cifra di 23mila euro (Navicelli), in un altro su 652mila euro solo 3.950 euro (Frati Bigi). “Si tratta di un valore sotto l’1% – afferma Bonelli – quando si chiede dal 10-20%. Solitamente quando arriva un credito, tipo un assegno, si chiama la banca per sapere se è coperto: in Comune non è mai successo. La ricezione della fidejussione sarebbe dovuta essere fatta dall’ufficio legale, in grado di valutare la regolarità di un contratto, non da geometri o uffici tecnici”.

Tratto da Pisa Today

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