Calcio caos, fideiussioni false. Gravina: “In Lega Pro tre gironi da 18 squadre”

Calcio caos, fideiussioni false. Gravina: “In Lega Pro tre gironi da 18 squadre”

Un’altra estate infernale per il nostro calcio: processi sportivi (Parma, Chievo, Foggia, Cesena), Cesena e Bari fuori dalla B (Avellino deve trovare una fidejussione entro lunedì)

Un’altra estate infernale per il nostro calcio: processi sportivi (Parma, Chievo, Foggia, Cesena), Cesena e Bari fuori dalla B (Avellino deve trovare una fidejussione entro lunedì), 4-5 club di serie C che rischiano di scomparire o sono già scomparsi (Mestre, Bassano, Fidelis Andria, Lucchese, Reggiana. Cuneo, Matera). In più, ecco un altro scandalo: le fideiussioni dubbie di 9-10 club di serie C, con la società Finworld Spa che adesso potrebbe essere bloccata dal consiglio di Stato.

Presidente Gabriele Gravina, ogni anno la sua Lega, la Lega Pro, è nei guai. Adesso che succederà con questi 10 club?
“La storia è chiara, noi abbiamo fatto la nostra parte sino in fondo. Ho scritto a questi club, devono mettersi in regola. Rischiano 300.000 euro di ammenda, equivalente della fideiussione, e una penalizzazione in classifica”.

Da questa situazione non se ne esce mai.
“Non si ha voglia di uscirne”

Sulla Gazzetta di oggi è scritto che “la Triestina ha depositato una fideiussione semplicemente falsa”. Le sembra normale?
“No, non è per niente normale. Ho denunciato la società alla Procura della Repubblica e alla procura federale: loro si considerano parte lesa e adesso presenteranno un’altra fideiussione buona. Poi, forse saranno penalizzati. Tutti si dichiarano truffati…”.

Molti club di calcio per una fideiussione da 300 mila euro si rivolgono a società assicurative e finanziarie che chiedono 30-40.000 euro quando una banca chiede solo 2-3000 euro. Strano, no?
Sorride. “Questione di garanzie… La verità è che così non si può più andare avanti, lo ho detto anche a Fabbricini. Su 60 società, 48 sono da serie A, una decina si iscrivono solo con una domanda senza tassa, fidejussione, pagamento dei calciatori… Poi si avanti coi ricorsi e con lele penalizzazioni. Così facendo, per la nostra Lega è un danno di immagine, rischiamo di perdere gli sponsor, anzi li abbiamo già persi. Farò un’azione di responsabilità”

Come si esce da questo caos?
“Semplice: tre gironi da 18 squadre ciascuno”.

Seconde squadre: ci saranno solo Juve e Milan
“Due, già… Forse una terza, se si libera un altro posto. Mi risulta che Roma, Samp, Torino e Udinese sono d’accordo ma vorrebbero aspettare il 2019”.

La prossima settimana (il 19 o 20) il commissario ha convocato per la seconda volta Leghe e componenti: lei con Sibilia, Tommasi e Nicchi chiedete di votare entro l’estate. Cosa potrà succedere in questo summit?
“Poco o niente. Noi ricorreremo comunque al collegio di garanzia del Coni e poi al Tar del Lazio”.

E se Giancarlo Abete non sarà candidabile, presenterete un’alternativa?
“Al momento non ci sono i presupposti: prima Fabbricini dovrà convocare le elezioni. Poi tutto verrà di conseguenza”.

Tratto da Repubblica.it

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Bancarotta e false fideiussioni per 200 mln di euro

Bancarotta e false fideiussioni per 200 mln di euro: GdF di Forlì smantella associazione a delinquere

Abusivismo finanziario, bancarotta fraudolenta, truffe, anche aggravate, realizzate mediante emissioni di garanzie fideiussorie false, ricettazione ed appropriazione indebita.

Sono i reati in cui era specializzata un’associazione a delinquere, con sede nel territorio forlivese ma operante attraverso più società anche in altre regioni italiane e all’estero, smantellata in queste ore dalla Guardia di Finanza di Forlì.

Otto ordinanze di custodia cautelare

Otto le ordinanze di custodia cautelare, 2 in carcere e sei agli arresti domiciliari, e 34 le persone denunciate dopo che gli accertamenti, avviati nel 2016, hanno delineato le ramificazioni e la struttura dell’associazione a delinquere che, pur avendo sede nel territorio forlivese operava anche in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia attraverso diverse società.

Importante, al fine della ricostruzione delle movimentazioni finanziarie, l’apporto fornito dalle segnalazioni per operazioni sospette generate dai presidi antiriciclaggio che hanno consentito d’individuare ingenti flussi finanziari dirottati anche su banche estere nel Principato di Monaco e a Malta.

False Polizze Fidejussorie per acquisire Aziende

In generale, i truffatori agivano con false polizze fideiussorie, mettevano nel mirino aziende in grave crisi acquisendole attraverso societa’ di comodo create ad hoc ed intestate a ‘teste di legno ‘senza reddito; oppure, si stipulavano contratti d’affitto d’azienda per acquisire il controllo delle societa’ e poi depredarle di beni finanziari e strumentali, anche rivendendoli.

Ad alcuni creditori delle aziende acquisite venivano offerte false garanzie fideiussorie, e “dietro il pagamento di lauti corrispettivi”, per procrastinare nel tempo il pagamento dei crediti.

Tra i ‘colpi’, si segnala anche un tentativo di acquisto della Olidata, storica azienda romagnola leader nazionale nel settore dell’Ict e primo produttore di pc in Europa.

Ma l’operazione e’ stata stoppata dallo stesso management Olidata dopo una serie di approfondimenti sulla “consistenza” del fondo.

Mister James

L’indagine, denominata Mister James, ha accertato il pagamento di premi per un capitale garantito pari a circa 50 milioni di euro mentre sono in corso ulteriori accertamenti su polizze per ulteriori 150 milioni.

Tra i beneficiari delle false polizze fideiussorie, oltre a privati ed imprenditori, figurano anche istituti di credito ed enti pubblici.

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Cesena, false fideiussioni per oltre 200 milioni di euro. Otto arresti

Cesena, false fideiussioni per oltre 200 milioni di euro. Otto arresti

Associazione a delinquere finalizzata all’abusivismo finanziario, bancarotte e truffe. Tra queste il tentato acquisto dell’Olidata l’azienda romagnola primo produttore di pc in Europa

Cesena,  16 gennaio 2018

I militari della Guardia di Finanza di Forlì-Cesena, sotto la direzione della Procura hanno eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare (2 in carcere e 6 nella misura degli arresti domiciliari) nell’indagine condotta nei confronti di un’associazione a delinquere, operante in Italia ed all’estero, dedita alla commissione di una pluralità di reati quali: l’abusivismo finanziario, la bancarotta fraudolenta, truffe, anche aggravate, realizzate mediante emissioni di garanzie fideiussorie false, ricettazione ed appropriazione indebita.

Gli accertamenti, avviati nel 2016, hanno portato alla denuncia di 34 persone, delineando le ramificazioni e la struttura dell’associazione a delinquere che, pur avendo sede nel territorio forlivese operava anche in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia attraverso più società.

Importante, al fine della ricostruzione delle movimentazioni finanziarie, l’apporto fornito dalle segnalazioni per operazioni sospette generate dai presidi antiriciclaggio che hanno consentito d’individuare ingenti flussi finanziari dirottati anche su banche estere site nel Principato di Monaco e Malta. Nello specifico, il modus operandi dell’associazione guidata  Francesco Delle Cave, originario di Afragola ma residente a Sessa Aurunca, e Giovanni Davide Ferreri di Siracusa prevedeva l’emissione di false polizze fideiussorie a favore di terzi soggetti procurandosi illeciti guadagni;

l’individuazione  di società che versavano in grave crisi finanziaria, acquisendole attraverso società di comodo create ad hoc ed intestate a ‘teste di legno’ prive di fonti reddito come la International Cofidil con sede legale a Desenzano ma operante a Napoli o comunque sempre società riconducibili ai due promotori e la stipula di contratti d’affitto d’azienda attraverso i quali garantirsi la gestione dell’azienda acquisita in ogni suo aspetto procedendo alla definitiva spoliazione di tutti i beni finanziari e strumentali, anche mediante la contestuale rivendita a terzi soggetti.

Ma in più venivano forniti alla platea dei creditori delle aziende acquisite, false garanzie fideiussorie, per altro dietro il pagamento di lauti corrispettivi, al fine di procrastinare nel tempo ogni attività volta al soddisfacimento dei propri crediti. Con riferimento alle false garanzie fideiussorie, le stesse venivano immesse sul mercato a nome di uno “pseudo” istituto di credito con sede a Londra, di altro istituto di credito realmente operante ma totalmente all’oscuro di tali operazioni, con sede a Stoccolma, nonché attraverso società finanziarie italiane non abilitate e prive di qualsiasi copertura finanziaria atta a soddisfare i creditori.

Nel corso dell’articolata attività investigativa è stato già accertato il pagamento di premi per un capitale garantito pari a circa 50 milioni di euro mentre sono in corso ulteriori accertamenti su polizze che si ritiene possano essere state proposte – stipulate per ulteriori 150 milioni.

Tra i beneficiari delle false polizze fideiussorie, oltre a privati ed imprenditori, figurano anche istituti di credito ed enti pubblici; allo stato 150 risultano gli episodi di truffa ricostruiti.

Tra questi si segnala il tentato acquisto della Olidata Spa, storica azienda romagnola leader nazionale nel settore dell’Ict e primo produttore di pc in Europa.

L’acquisizione, tentata attraverso il coinvolgimento di un investitore – già noto alle cronache giudiziarie per aver tentato la scalata della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio – che utilizzando un fondo del Qatar avrebbe acquisito quote della società cesenate, veniva bloccata dallo stesso management Olidata a seguito di riscontri effettuati sulla “consistenza” del fondo.

Ai domiciliari anche la figlia di Francesco Delle Cave, Gesualda, e il marito di questa Mario Sorrentino residenti a Casoria.

Tratto da Il Resto del Carlino

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Naufragio offshore per il calcio italiano

Naufragio offshore per il calcio italiano

Per far quadrare i conti e iscriversi al campionato, decine di squadre si sono affidate alla garanzie di una finanziaria con sedi offshore, la Gable Insurance. Che ora si trova sull’orlo del crack. Tra i club coinvolti la Sampdoria e il Bari, oltre a 20 società di Lega Pro. Ma la lista potrebbe presto allungarsi

Da mesi decine di presidenti del pallone nostrano sono costretti a seguire da vicino le peripezie di una piccola compagnia di assicurazioni che viaggia sull’orlo del fallimento. La società in questione si chiama Gable, ha sede nel paradiso fiscale del Liechtenstein, e sta per trasformarsi nell’ennesimo scandalo del calcio italiano. Secondo quanto risulta dai documenti riservati che l’Espresso ha potuto consultare, proprio la Gable ha fornito ad almeno 20 squadre della Lega Pro (la vecchia serie C) le garanzie finanziarie richieste dalla Federcalcio per iscriversi al campionato. Ma anche in serie A e in serie B non mancano i clienti della società in difficoltà. Per esempio la Sampdoria di Massimo Ferrero. Mentre nel torneo cadetto troviamo il Bari. Nel mondo del calcio però girano anche altri nomi ed è quindi possibile ce nelle prossime ore la lista dei club coinvolti nella vicenda si allunghi.

Il fatto è che adesso Gable non sembra più in grado di onorare i suoi impegni. Risale a venerdì 16 settembre l’intervento delle autorità di controllo del Liechtenstein che hanno vietato alla compagnia di emettere nuove polizze e di disporre del proprio patrimonio fino a quando non avrà trovato sul mercato nuovi capitali per coprire i buchi in bilancio. Nascono da qui i problemi delle squadre.

La Sampdoria aveva a suo tempo bussato alla Gable per ottenere una garanzia sui debiti del calciomercato che ammontano in totale a circa 12 milioni di euro. La società di Ferrero, meglio noto al grande pubblico come “viperetta”, non se la passa molto bene. L’anno scorso i conti si sono chiusi in perdita per oltre un milione. Eppure, ad alleggerire il passivo, erano anche arrivati proventi straordinari per circa 8 milioni sotto forma di indennizzo pagato dai precedenti proprietari della squadra, i petrolieri Garrone.

Adesso per Ferrero arriva la grana supplementare delle fideiussioni della Gable, una compagnia d’assicurazioni che corre da sempre sul filo del rasoio, sospesa tra la Borsa di Londra, dove era quotata fino a pochi giorni fa, e il mondo offshore. Gable holding, capofila del piccolo gruppo finanziario, batte bandiera di un paradiso fiscale caraibico, le Isole Cayman. La società che vende le polizze, invece, ha uffici nella capitale britannica ma la sede legale, come detto, si trova a Vaduz, in Liechtenstein, minuscolo principato alpino notoriamente non proprio all’avanguardia in fatto di trasparenza.

Le carte consultate da l’Espresso dimostrano che almeno un terzo delle 60 squadre di Lega Pro, la vecchia “serie C”, ha potuto iscriversi al campionato grazie alle garanzie, in gergo tecnico fideiussioni, siglate nel giugno scorso dalla compagnia che ora si trova sull’orlo del fallimento. I contratti, regolarmente depositati in Federcalcio, riguardano anche club dalla lunga e blasonata storia come Mantova, Modena Reggina e Venezia. Tutti si sono affidati a Gable, per un totale di 20 polizze del valore di 350 mila euro ciascuna.

In Italia gli organi di controllo della Federcalcio (Figc) non hanno avuto nulla da obiettare di fronte alla proliferazione di polizze targate Gable. «Tutto regolare», è stato il verdetto di luglio al termine dei controlli di rito. Eppure, già a maggio, la compagnia aveva lanciato un primo segnale d’allarme correggendo al ribasso le anticipazioni sui risultati del 2015 pubblicate a fine marzo. Giusto un paio di mesi dopo si è scoperto che il bilancio dell’anno scorso è andato in perdita per 25 milioni di sterline, quasi 30 milioni di euro, con mezzi propri ridotti al lumicino: circa 3 milioni di sterline (3,5 milioni di euro). Per tirare avanti, il piccolo gruppo assicurativo ha quindi bisogno urgente di nuovi capitali.

La ricerca di finanziatori è in corso da mesi, per ora senza successo. E allora i conti restano in bilico. La compagnia ha di fatto interrotto l’attività commerciale, quindi non venderà nuove polizze, anche se dichiara di essere in grado di onorare gli impegni con gli assicurati. Sul mercato però la fiducia è al minimi, come dimostra il prezzo di Borsa del titolo Gable, crollato del 90 per cento nell’arco di un anno, da 24 a 2 sterline. A questo punto nel mondo del calcio molti si chiedono quale valore possano avere le garanzie prestate da una società con i conti così disastrati.

D’altronde Ferrero e gli altri patron del pallone nostrano camminano sulle sabbie mobili. Non sono molti gli operatori finanziari disposti a firmare fideiussioni a favore di squadre di calcio, soprattutto quelle delle serie minori. Da anni la Lega Pro deve fare i conti con i guai di bilancio di decine di squadre. In estate ben 12 club hanno dato forfait o sono stati esclusi d’autorità ancora prima dell’inizio del campionato. In luglio è così partita la corrida dei ripescaggi con l’obiettivo di formare i tre gironi regolamentari da venti squadre ciascuno. Le norme federali impongono una fideiussione da 350 mila euro per accedere al torneo di Lega Pro, che diventano 800 mila per la “B”. Sono poi previste garanzie supplementari per le società che non rispettano alcuni parametri di bilancio come per esempio quelli che riguardano il rapporto tra i ricavi e il costo del lavoro, cioè gli ingaggi dei calciatori.

Per presentarsi con le carte in regola alla scadenza di fine giugno, i manager di molte squadre hanno dovuto fare i salti mortali. A volte, come per esempio nel caso del Pisa, l’ammissione al campionato di “B” è stata raggiunta solo in extremis a metà luglio dopo un primo verdetto negativo. La ricerca di un garante si sarebbe rivelata ancora più difficile se l’anno scorso l’Antitrust non avesse ribaltato una precedente delibera della Figc che aveva ristretto alle sole banche la possibilità di emettere fideiussioni a favore di squadre di calcio. Risultato: dal 2015 anche le compagnie di assicurazioni e le altre società finanziarie autorizzate da Bankitalia possono avallare gli impegni dei club per l’iscrizione al campionato.

Liberi tutti, allora. E a quanto pare la Gable ha fatto da mattatore sul mercato del pallone, dove pure sono attive altre compagnie semisconosciute come la Elite Insurance di Gibilterra o la bulgara Nadejda. I prodotti dell’assicurazione con sede a Vaduz sono stati acquistati da decine di squadre anche grazie all’intervento di intermediari italiani. Tra questi ha svolto un ruolo importante la Essebi srl, minuscola società (solo 10 mila euro di capitale sociale) fondata a Roma a gennaio del 2015 da un imprenditore di Eboli, Emilio Vignola De Martino.
Fin da principio, non tutto è filato liscio. A luglio la Guardia di Finanza si è presentata nella sede del Bari per verificare l’autenticità della fideiussione siglata dalla squadra pugliese con Gable. A gennaio infatti un comunicato dell’Ivass, l’ente di controllo sulle assicurazioni, aveva segnalato che circolavano “polizze fideiussorie contraffate” intestate alla compagnia quotata a Londra. «Il nostro contratto è autentico», rispose a suo tempo un portavoce del Bari.

Del resto, proprio in quei giorni, la squadra pugliese aveva già ottenuto il via libera della Federcalcio per l’iscrizione al campionato di serie B. A quanto sembra, però, a Roma nessuno si era accorto che la Gable rischiava seriamente di affondare. Con tanti saluti al calcio italiano.

Tratto da l’Espresso

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Statale 275: fideiussioni false, leggi violate, costi moltiplicati.

Statale 275: fideiussioni false, leggi violate, costi moltiplicati. Anac boccia la strada che il Salento aspetta da 22 anni

Ecco i rilievi che l’Autorità nazionale Anticorruzione ha fatto sulla gara d’appalto più costosa di Puglia, il raddoppio della statale Maglie-Leuca. Dalle polizze false di Matarrese all’aggiudicazione illegittima a CCC, dalla mancata trasparenza della commissione di gara di Anas al progetto fatto in barba alle leggi. E ora l’opera rischia di tornare al punto di partenza

“Quella è la prossima bomba che arriva. È Santa Maria di Leuca. È la vergogna delle vergogne”. Ipse dixit Antonella Accroglianò, la “dama nera” di Anas. Le cimici, che la Procura di Roma ha fatto collocare in quello che ha ridenominato “ufficio mazzette”, carpiscono queste frasi l’8 gennaio 2015. Un mese dopo, il 6 febbraio, ispettori Anac e militari del Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza si presentano nella sede romana dell’azienda di Stato: prelevano faldoni, ascoltano dipendenti, si inabissano nella storia del raddoppio della statale 275, la più costosa opera pubblica che la Puglia attende da ventidue anni. Ne riemergono con pagine piene zeppe di rilievi, che ora mettono a rischio l’intera procedura, compreso il travagliato affidamento della gara da 288 milioni di euro vinta a suon di ricorsi dal gruppo capeggiato da Matarrese, che l’ha strappata al colosso delle coop rosse Ccc. A sparigliare le carte è soprattutto una scoperta: la nuova aggiudicataria ha presentato non una ma due polizze fideiussorie ritenute false. È stata la Dda di Brescia ad accorgersene, nel settembre scorso. E ora, la “obiettiva gravità dei fatti” spinge l’Anticorruzione a valutare “inaffidabile” Matarrese, tanto da invitare Anas a revocarle l’appalto, per tutelare “opportunamente ed adeguatamente l’interesse pubblico”.

Facile a dirsi. Il passo indietro, infatti, rischia di avere l’effetto di cassare tutta la storia. Perché anche l’aggiudicazione a Ccc è illegittima. Lo conferma il Consiglio di Stato, che due settimane fa ha aggiunto: sì, Anas può annullare in autotutela il contratto già firmato con il consorzio emiliano e passare la palla a Matarrese, ma deve motivare meglio la scelta. Conclusione: è ancora tutto fermo. Anche perché, nel frattempo, all’insaputa di tutti, è scoppiato il bubbone, che si aggiunge alle inchieste già aperte dalle Procure di Lecce e Roma e dalla Corte dei Conti capitolina.

“Sono emersi elementi di forti criticità riguardo le fasi delle procedure di programmazione, progettazione e affidamento delle opere in oggetto nonché ulteriori elementi che potrebbero esprimere profili di carattere penale e di danno erariale”. Anac lo mette nero su bianco nei verbali del Consiglio di Autorità, riunitosi il 10 dicembre. Le informazioni complete giungono solo a quattro persone: al presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani; al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio; al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano; al responsabile del procedimento, Gianfranco Paglialunga. Ora, ilfattoquotidiano.it le pubblica in anteprima.

NODO PROGETTAZIONE: COSTI AL +57% E LEGGI VIOLATE

Costi raddoppiati e norme bypassate. I “vizi” della statale 275 partono da lontano: il 27 dicembre 1994, il Consorzio per lo Sviluppo Industriale e dei Servizi Reali alle imprese di Lecce (Sisri, oggi Asi) affida il progetto di massima e, inizialmente, anche quello esecutivo direttamente alla società Prosal di Angelo Sticchi Damiani, attuale presidente nazionale dell’Aci. Per Anac, non è possibile: l’incarico è troppo costoso per legittimare una trattativa privata e per non violare la legge quadro in materia di lavori pubblici all’epoca vigente. Nessuna verifica è stata fatta da Anas, che replica: quel controllo non era dovuto in quanto il Sisri è autonomo, essendo anch’esso ente di diritto pubblico.

Si aggiunge il dilemma di chi deve fare che cosa: in base ad apposita convenzione stipulata nel 2003, Anas deve redigere il progetto e la Regione Puglia lo deve attuare e aggiudicare l’appalto. Si va avanti al contrario: nel 2004, il Cipe individua nell’Anas l’aggiudicatore e Bari tarda fino al 2007 per ratificare la rinuncia a quel ruolo. In ogni atto, comunque, viene “omesso di indicare che l’attività di progettazione della statale 275 era stata già affidata da Anas al Consorzio Sisri” e da questo alla Prosal nel 2002, a conferma dell’affidamento di otto anni prima. Addirittura, il progetto preliminare è già consegnato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per Anas, tutto ciò non è necessario specificarlo: è “una realtà negoziale già ben nota alle parti”.

Quando, infine, viene approvato il progetto definitivo, succede l’incomprensibile: nel 2007, la Regione Puglia si oppone alla soluzione progettuale proposta in sede di conferenza dei servizi e chiede la riduzione da quattro a due corsie per gli ultimi sei chilometri. Per il Ministero, non si può: non ci sarebbe “rispondenza del progetto definitivo al preliminare ed alle eventuali prescrizioni rese in sede di approvazione dello stesso”. Dopo un braccio di ferro tra enti risolto solo con accordo stragiudiziale del 3 marzo 2011, il Cipe approva il nuovo tracciato. Lo fa senza che risulti “essere stata adottata alcuna procedura conforme alla legge per il superamento del dissenso espresso dalla Regione Puglia” e in barba ai limiti di spesa imposti: la nuova soluzione sconta “un aumento del costo dell’intervento rispetto al progetto preliminare di circa il 57 per cento”.

NODO GARA: “SCARSA TRASPARENZA” E ATTESE “DILATORIE”

“La procedura di aggiudicazione dell’opera è apparsa viziata da plurime illegittimità”: dopo il Consiglio di Stato, Anac affonda altri colpi. Il progetto definitivo viene posto a base di gara senza che la sostanziale variante per l’ultimo tratto sia valutata dal punto di vista tecnico-ingegneristico. Dunque, paradossalmente, è rimessa ai concorrenti stessi la stima economica dei lavori. “Appare singolare altresì – scrive l’Anticorruzione – la previsione che alcune opere di ambientalizzazione, indicate dalla Regione nell’accordo, dovevano essere recepite nel progetto esecutivo mediante l’utilizzazione del ribasso d’asta senza stabilirne il limite. Quanto rilevato può, pertanto, aver alterato il regolare svolgimento della procedura di gara”.

Per Anac, inoltre, la commissione nominata dall’allora amministratore Pietro Ciucci, che proprio per la 275 finisce sotto inchiesta per abuso d’ufficio, è formata in contrasto ai regolamenti interni e agisce con “scarsa trasparenza”: non esplicita motivazioni e non svolge “alcuna puntuale valutazione” sul possesso dei requisiti dei concorrenti. Così Uniland scarl Consorzio Stabile, che è a capo di un’associazione d’imprese di cui non possiede il minimo legale del 40 per cento delle quote, non solo viene ammessa, ma vince pure. Ha difficoltà finanziarie, ma nessuno se ne accorge. Alla fine, rinuncia e le subentra come capogruppo Ccc. A quel punto, Anas dovrebbe “procedere all’annullamento dell’aggiudicazione”. Invece, si limita a “prendere atto della modifica”.

Intanto, lungo il futuro tracciato vengono ritrovate discariche interrate di rifiuti tossici. Il progetto esecutivo presentato da Ccc non ne tiene conto, bypassa i siti e non viene approvato. Alla fine, viene sospeso: il 3 luglio 2014, il Consiglio di Stato stabilisce che a vincere l’appalto avrebbe dovuto essere Matarrese. Ma Anas, nel frattempo, complica tutto: sette giorni prima, a contenzioso aperto, consegna parzialmente i lavori a Ccc. Solo nel marzo 2015 annulla in autotutela quel contratto, otto mesi dopo la sentenza. “Un comportamento dilatorio”, il suo, secondo l’Anticorruzione, “anche in difformità a quanto rappresentato dalla stessa Avvocatura circa una situazione di assoluta soggezione dell’Ati rispetto alle scelte della stazione appaltante”. La Regione Puglia in quanto ente finanziatore, “a tutela dell’interesse pubblico”, ricorda Anac, potrebbe attivare la clausola della revoca del finanziamento. Non lo fa.

MATARRESE E LE POLIZZE FALSE: “CONDIZIONE PER REVOCARE L’APPALTO”

Anche nel passaggio da Ccc a Matarrese, Anas svolge “verifiche carenti”. Stando alle note dell’Anticorruzione, non vigila sul possesso dei requisiti di regolarità contributiva e fiscale. Ma c’è di più, molto di più, qualcosa di inedito. “Risulta falsa” la cauzione definitiva da 33,5 milioni di euro rilasciata al gruppo barese dalla Assured Guaranty Uk Lt, in sostituzione della precedente emessa da Fgic Uk Ltd, pure fasulla. Lo ha scoperto la Dda di Brescia, nell’ambito di un’inchiesta più ampia. A novembre, lo ha confermato Raffaele Cantone, numero uno di Anac: “L’impresa assicurativa Fgic Uk Limited con sede nel Regno Unito non emette più polizze dal 2008 e la validità dell’ultima emessa in Italia è terminata nell’agosto 2012; la compagnia assicurativa Assured Guaranty Uk ha cessato l’attività di sottoscrizione di nuovi contratti dal 2010 e attualmente sta proseguendo la propria attività soltanto relativamente alla gestione dei contratti ancora in corso”.

Apriti cielo. “Si ritiene che il comportamento dell’aggiudicataria Ati Matarrese srl – scrive l’Anticorruzione – è stato contrario ai principi di buona fede, non essendo stata prodotta la documentazione indispensabile per l’effettiva sottoscrizione del contratto ed anzi essendo essa astrattamente idonea ad ingannare l’amministrazione circa l’effettiva stipulazione della polizza assicurativa; ciò sia con riferimento alla prima cauzione e ancor più con riferimento alla seconda presentata in sostituzione della prima sui rilievi dell’Anas. Deve quindi valutarsi l’inaffidabilità dell’aggiudicataria in ragione della obiettiva gravità dei fatti contestati anche ai fini della eventuale revoca dell’aggiudicazione, in tal modo tutelando opportunamente ed adeguatamente l’interesse pubblico posto a base del procedimento di selezione del miglior contraente”.

“Noi siamo parte lesa – replicano da Matarrese – e a dicembre abbiamo sporto denuncia alla Procura di Bari“. Dopo l’audizione del 28 gennaio, però, Anac non ha sciolto ancora le riserve. E resta lo strumento che ha fornito ad Anas per uscire dall’angolino in cui lei stessa si è ricacciata: revocare l’appalto, “atteso che il caso di specie può essere correttamente interpretato e assimilato ad un’ipotesi di sostanziale esclusione dalla gara”. Questo le consentirebbe, tra l’altro, di fare bingo con “l’automatico incameramento della cauzione”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

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Il fallimento della squadra granata “Non è stata colpa di Cimminelli”

Il fallimento della squadra granata “Non è stata colpa di Cimminelli”

Condannati per truffa e falso l’ex presidente del Venezia Calcio, Gallo, e due suoi complici: avevano promesso ai vertici del Toro fondi per ottenere una polizza fidejussoria che si era rivelata una patacca. Un milione alla figlia dell’ex patron

LUI, l’ex patron del Toro, non c’è più.

Franco Cimminelli se n’è andato a gennaio senza poter vedere la fine del processo ai tre che nel giugno 2005, promettendogli di salvare la squadra, gli rifilarono una “sola” stellare.

“Spero che Franco da dov’è ora possa aver ascoltato la sentenza che condanna i suoi truffatori”, auspica l’avvocato Carlo Mussa, legale di Cinzia Cimminelli, la figlia dell’ex patron granata, quando ieri mattina il giudice Emanuela Ciabatti termina la lettura del dispositivo con cui condanna a pene severe per truffa e falso Luigi Gallo, imprenditore ed ex presidente del Venezia Calcio (5 anni), e i suoi due complici, Alberto Balestrazzi (4 anni e otto mesi) e Gianni Tortorella (4 anni).

Franco Di Flavio, quarto membro della combriccola di truffatori, aveva già patteggiato una condanna a tre anni.

In più il giudice ha disposto un risarcimento provvisionale di un milione e 570mila euro per Cinzia Cimminelli, 15mila euro per le Assicurazioni Generali, difese dall’avvocato Antonio Rossomando, e 10mila euro per il comune di Torino.

Quella confezionata per il vecchio Cimmi era stata davvero una truffa con i fiocchi.

Tutto accadde nel giugno del 2005.

La società granata annaspava nei debiti valutati in oltre venti milioni di euro e rischiava di non poter iscriversi al campionato di serie A.

Luigi Gallo si era presentato a Cimminelli come broker assicurativo e facoltoso imprenditore nel settore delle costruzioni e del calcio.

Gli aveva giurato di poter essere l’uomo della salvezza per il Toro, proponendogli di sfruttare le sue possibilità economiche per ottenere una fideiussione che avrebbe permesso l’iscrizione della squadra al massimo campionato.

In cambio pretendeva di poter entrare a pieno titolo nella società.

Ballestrazzi, Tortorella e Di Flavio avevano confezionato una falsa polizza fideiussoria delle Assicurazioni Generali, spedita poi dalla sede del Venezia Calcio.

Cimminelli aveva pagato oltre un milione e mezzo di euro quella polizia fideiussoria da 18 milioni, 794mila e 268 euro che in realtà era una “patacca”.

La truffa aveva avuto conseguenze disastrose per la squadra granata e il fallimento della società era stato inevitabile.

In un primo momento Franco Cimminelli e l’ex presidente del Toro Attilio Romero erano finiti nel registro degli indagati.

La loro posizione era poi stato archiviata.

Nel novembre scorso era iniziato il processo.

Ieri mattina la conclusione con le tre condanne.

Tratto da Repubblica.it

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Bancarotta fraudolenta del Calcio Venezia Ennesimo rinvio, l’udienza slitta al 9 luglio

Bancarotta fraudolenta del Calcio Venezia Ennesimo rinvio, l’udienza slitta al 9 luglio

VENEZIA.

Ennesima udienza per la bancarotta fraudolenta del Calcio Venezia e colpo di scena davanti al giudice veneziano Maria Rosaria Minutolo.

Il difensore dell’ex presidente Luigi Gallo, infatti, ha chiesto la nullità degli interrogatori di due coimputati, che accusano il suo cliente, perchè si tratta di atti che il loro difensore, l’avvocato di Ascoli Piceno Massimo Luzi, ha compiuto in un momento in cui il legale era stato sospeso dal Consiglio dell’ordine del capoluogo marchigiano.

Per il pm Emma Rizzato e per gli altri avvocati, invece, non si tratta di atti nulli, pur rilevando la gravità del comportamento di Luzi. Il giudice Minutolo ha rinviato l’udienza al 9 luglio, giorno in cui farà conoscere la sua decisione.
Devono rispondere di bancarotta fraudolenta gli ex presidenti della squadra lagunare Franco Dal Cin e il suo succesore Luigi Gallo. Entrambi sono anche accusati di falso in scrittura privata in concorso con Michele Dal Cin, figlio di Franco, Gianni Tortorella, Franco Di Flavio e Alberto Balestruzzi.

Il fallimento, di cui è curatore il commercialista veneziano Nerio De Bortoli, risale al 23 giugno 2005. Pochi giorni prima, proprio per evitare la messa in liquidazione della società, il presidente Gallo si era presentata in cancelleria del Tribunale con una fidejussione che arrivava a coprire fino a un massimo di 30 milioni di euro in favore dell’Ufficio delle Entrate di Venezia, a garanzia del debito di 16 milioni di euro maturato dalla società calcistica con l’erario.

Un veloce controllo, però, mise in luce che quella polizza era fasulla: le Assicurazioni Generali che avrebbero dovuto garantire confermarono di non saperne nulla. Stando all’accusa, a realizzare il falso sarebbe stato Di Flavio, con la collaborazione e l’intermediazione di Balestrazzi e Tortorella: tutti avevano agito su commissione di Gallo e Dal Cin «dietro pagamento di ingenti somme».

La bancarotta, invece, riguarda la distrazione di 370 mila euro e la cessione alla Roma di uno dei suoi migliori giocatori, Amantino Mancini (ora all’Inter), che la società lagunare aveva venduto per la ridicola cifra di 516 euro. (g.c.)

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